giovedì 31 marzo 2016

Da condividere con amici e amiche nati dal 1 al 10 Aprile (periodo di Luce)
Tratto da Alberologia www.alberologia.it

Il corniolo è un albero che l’astrologia celtica considera sacro perché fornisce la chiave per aprire la porta dell’Annwn (un mondo pieno di felicità il cui ingresso è difeso da un Drago) solo a coloro che sanno interpretare correttamente il simbolo del suo frutto, lungo e rosso. Le persone appartenenti a quest’albero spesso sono taciturne e vivono in solitudine anche all’interno della famiglia. Trascorrono la maggior parte del tempo tranquille, però se sentono la minima intrusione nella propria intimità reagiscono prontamente. Molto esigenti con le persone che stanno loro accanto, amanti di battaglie eccezionali, si annoiano molto spesso trovando priva di interesse la gente che li circonda. Sono indipendenti e svolgono le loro occupazioni quotidiane in attesa dell’arrivo nella loro vita di quella persona che li aiuterà a realizzare il loro essere più profondo (l’Eroe). Quando ciò avverrà,
tutte le loro attività si incentreranno nell’amore e nella comunione con questa persona.
Per quanto riguarda le amicizie, i nativi del corniolo intrattengono rapporti stretti con un certo numero di persone, malgrado la loro naturale tendenza alla solitudine. Non fanno mai il primo passo e,
apparentemente, possono sembrare freddi, indifferenti o timidi. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al Fico. Per quanto riguarda la vita sentimentale, le persone appartenenti al Corniolo sono affascinanti, aperte e disponibili ai piaceri dell’amore. Buona l’intesa con le persone appartenenti al Frassino e al Tiglio; queste ultime sedurranno il Corniolo con le loro continue metamorfosi e il loro umorismo. Amante mutevole e dalle infinite risorse, il Corniolo è capace
sempre di stupire e di conquistare. Sconsigliati i rapporti con le persone appartenenti al Salice.

Corniolo (Cornus mas L.)

Questo albero raggiunge generalmente i 5-6 metri di altezza, eccezionalmente tocca i 10 metri, ma spesso assume un portamento cespuglioso. Originario dell’Europa centrale e sud orientale, il suo areale si estende dalla Spagna al Caucaso, in Italia manca solo nelle isole. Appartiene alla famiglia delle Cornaceae. Vegeta fino ai 1400 metri s.l.m., si consocia bene con roverella, carpinella e castagno prediligendo i suoli calcarei.
È un albero con una longevità di circa 300 anni. Il fusto è corto, leggermente flessuoso e allargato alla base, rivestito da una corteccia sottile e screpolata di colore bruno-rossastro, come anche i rami. La chioma ha un portamento regolare, globosa ed espansa orizzontalmente. Le foglie sono decidue, opposte, picciolate con apici acuminati. Sono ovate e possono essere lunghe fino a 10 cm. La fioritura è molto precoce, avviene tra febbraio e marzo prima della comparsa delle foglie. I fiori si presentano gialli. Il frutto è una drupa commestibile rosso corallo lungo circa 2 cm. È una specie con scarse proprietà nettarifere (proprietà di secernere nettare). Il legno è il più duro e resistente presente
in Europa, tanto è vero che già i romani e i greci lo utilizzavano per costruire armi come lance, frecce e giavellotti. Nell’antichità, per dichiarare guerra veniva scagliato nel territorio nemico un giavellotto in
legno di corniolo con la punta in ferro. Si narra che la lancia scagliata da Romolo sul colle per prenderne possesso fosse fatta di corniolo. Nessuno riuscì ad estrarre la lancia dal suolo e nella primavera successiva la lancia germogliò dando origine ad una nuova pianta. L’evento
lasciò tutti esterrefatti, per questo l’albero divenne sacro e fu custodito e protetto con amore.
Il legno di corniolo è stato usato anche per costruire le ruote dei carri, utensili soggetti a notevole usura quali forche, cunei, perni, ombrelli, pipe, bastoni e manici di ombrello. Grazie ai suoi frutti commestibili, è stato un albero molto apprezzato sia dagli aristocratici che dai contadini. I frutti trovano utilizzazione per preparare dolci, confetture, gelatine, salse e liquori, se ancora acerbo per preparare conserve, sotto spirito o in salamoia come le olive; è consumato fresco solo una volta maturo.
Grazie alla sua bellezza estetica durante la fioritura, ma anche per merito dei suoi frutti, spesso il corniolo viene coltivato come pianta ornamentale e come siepe nei giardini.
I frutti non molto maturi hanno un’azione tonico-astringente da usare per l’enterite, per curare le malattie della pelle e per dolori articolari. La polvere derivata dall’essiccazione di foglie, radici, germogli e corteccia svolge un’azione cicatrizzante e antisettica per le ferite e antinfiammatoria
del seno delle donne gravide. Il decotto della corteccia, aiuta a curare la febbre e la diarrea. La polpa del frutto viene usata come astringente per le pelli grasse.


domenica 27 marzo 2016

Da condividere con amici e amiche nati dal 22 al 31 Marzo (periodo di Luce)
Tratto da Alberologia  www.alberologia.it

Il nocciolo è un albero collegato alla costellazione della Corona Boreale, la quale ha permesso all’Eroe Terrestre di ritornare al mondo della luce solare dopo il suo viaggio nel mondo dei morti. Il suo frutto, all’esterno apparentemente duro, è al suo interno delizioso e il suo ramo, grosso come un dito, è così flessibile da potersi curvare sino a formare un cerchio perfetto.
Chi nasce sotto questo albero presenta una personalità che è uno strano miscuglio di presenza e assenza. Non si fa particolarmente notare e quasi non ci si accorge di lui. Ma, una volta avvicinato, è difficile rimanere insensibili al fluido che sprigiona. Dotato di poteri paranormali (divinazione, premonizione, viaggi in universi al di là del mondo visibile), è spesso molto angosciato fino a quando non ha riconosciuto, accettato e sviluppato i propri poteri parapsichici o metapsichici. In lui
è molto forte il senso di giustizia e ha una natura mistica con la quale combatte quotidianamente perché non è riuscito a trascendere la propria parte umana e terrena.
Il Nocciolo ha fascino e intelligenza acutissima. Apparentemente, ha un’aria attenta e dimostra interesse verso il suo interlocutore, mentre in realtà pensa ad altro. Fine psicologo, è molto abile nell’indovinare i pensieri segreti degli altri e non si fa scrupoli nell’usare questa sua dote, nel bene e nel male. Essendo un razionale, i suoi ragionamenti sono meravigliosamente logici e mescolano scienza e magia, confondendo l’una con l’altra. La sua intelligenza è sottile e intuitiva. Impara
con una tale facilità da ritenere di conoscere già benissimo la materia trattata. Lo sostengono una memoria prodigiosa e una grande capacità di adattamento alle varie situazioni. Potrebbe diventare un geniale truffatore. Per quanto riguarda le amicizie, il Nocciolo è molto comunicativo e si trasforma in funzione delle situazioni nelle quali si trova.
Tra amici cari e positivi, irradia mille fuochi ed è brillante come una stella. Pertanto, ha un sacco di amici intimi perché solo se lo vuole, sa rendersi simpatico e farsi amare. Se è circondato da persone negative, male intenzionate, che non l’apprezzano, può essere cattivo e persino diabolico.
Per fortuna, impara abbastanza presto a fare le proprie scelte e a circondarsi delle persone giuste. Ottimi i rapporti di amicizia con le persone appartenenti all’acero che sono i suoi amici per eccellenza e con i quali si può creare un potente legame affettivo. La sua vita sentimentale
è imprevedibile, in quanto può essere il migliore o il peggiore dei partner, dolce e affascinante o indifferente e odioso, e non si sa mai quale può essere il suo atteggiamento. In realtà, egli dimostra tanto fervore sentimentale, ma le sue esigenze sono tali, soprattutto per quanto riguarda l’unione spirituale, che bisogna quasi arrivare ad un rapporto stabile affinché la relazione possa iniziare. La migliore intesa sentimentale può aversi con il Melo, il Salice e il Tiglio.
I ritmi della vita di questi nativi sono il risultato dell’alternanza dell’energia in movimento e del riposo, del giorno e della notte e la loro forza è sempre in agguato per la gioia dei loro partners amorosi.
Dotati di un’intelligenza razionale, dunque molto pratica, hanno in genere un carattere calmo e delicato, incapace di mentire e di sembrare troppo diplomatici. Molto buoni i rapporti di amicizia anche con le persone appartenenti al castagno.


Nocciolo (Corylus avellana L.) Arale

L’albero del nocciolo (Corylus avellana) generalmente non supera i 5-6 metri di altezza e spesso assume un portamento arbustivo. È dotato di una spiccata facoltà pollonifera. In un recente passato faceva parte della famiglia delle Corylaceae, (il cui nome deriva da corylus, in greco koris, elmo, per la somiglianza con l’involucro che riveste il frutto);
ora è classificato nella famiglia delle Betulaceae, in una sottofamiglia detta Coryloideae vivente nell’emisfero nord, presente con una quindicina di specie del suo genere. Il termine avellana si riferisce alla diffusione nella zona di Avellino.
Il suo areale si estende dall’Europa fino all’Asia occidentale. È una specie idrofila1, mediamente sciafila2, predilige le stazioni fresche di montagna fino ai 1500 metri di altitudine. È una specie considerata pioniera e molto frugale, preferisce terreni calcarei, freschi e profondi.
È tipica dei sottoboschi, raramente forma popolamenti puri, in quanto nella maggior parte dei casi si consocia con la betulla e il pioppo tremolo.
È poco longeva, può vivere 60-70 anni circa. Il Nocciolo è caratterizzato da un fusto sottile e slanciato, rivestito da una corteccia grigia, liscia e lucente. La chioma è fitta, ampia e irregolare con ramificazioni un po’ ricadenti verso l’estremità.
Le foglie sono decidue, alterne, lunghe 6-10 cm, la pagina superiore è verde e poco pelosa, quella inferiore è più chiara. È una pianta monoica3 in infiorescenze, cioè con particolare disposizione dei fiori e brattee raggruppati su ramificazioni della pianta. Gli amenti4 maschili sono gialli, lunghi 6-8 cm, quelli femminili sono simili a delle gemme.
Il frutto è un diclesio5, il cui pericarpio6 legnoso contiene un seme dolce e oleoso. È una specie mellifera molto gradita dalle api. La forma sferica del frutto ricorda la luna, quindi in passato veniva associato alle divinità femminili.
Il nocciolo appartiene a quel gruppo di alberi definiti fatati, perché in grado di compiere magie. Molte sono le leggende che riguardano questa pianta, ne riporteremo solo alcune. Si narra che le streghe usassero dei ramoscelli di nocciolo per individuare i tesori nascosti.
Il rametto si piegava per indicare il luogo della sepoltura. Oltre che per la ricerca del tesoro, i rametti venivano usati per individuare le riserve d’acqua sotterranee. Tra le leggende anche quella che fa rifugiare la Madonna in un cespuglio di nocciolo, per proteggersi da un serpente.
Questo episodio si riallaccia alla tradizione romana e greca: se un serpente veniva toccato da un ramo rimaneva intontito fino alla morte.
Anche per questo i pastori abruzzesi, durante le transumanze, costruivano bastoni dal legno del nocciolo. Inoltre, si racconta che la vigilia di Natale un ramo messo sul camino potrebbe trasformarsi in oro.
È una pianta, il nocciolo, che viene coltivata essenzialmente per produrre i frutti. L’Italia è il secondo produttore mondiale dopo la Turchia. Il suo legno non è di ottima qualità, viene usato come combustibile, per paleria, bastoni, cerchi per botti. I rami flessibili venivano impiegati per costruire verghe e stuoie. Il carbone di nocciolo è ottimo per realizzare polvere da sparo e carboncini per disegnare. La nocciola è un importante fonte di alimentazione perché è un frutto calorico, ricco di vitamine e altri elementi minerali. Può essere utilizzato fresco, oppure impiegato per realizzare croccanti o torroni, cioccolatini, biscotti, confetti e le note creme di nocciola, industriali e non, dalla
radice inglese nut (da qui Nutella!)
Le foglie sono usate come foraggio, ma hanno anche proprietà medicinali. In passato gli impacchi aiutavano a far passare i dolori reumatici. L’infuso della corteccia ha proprietà astringenti, diaforetiche, antiemorragiche, febbrifughe, dimagranti. La nocciola che è un tonificante
intestinale, tostata, cura la tosse e contrasta la calvizie. Inoltre, l’olio estratto dal seme aiuta a guarire le affezioni polmonari, le varici, le dermatiti.

1 Specie che necessita di un costante apporto idrico.
2 Specie che tollera l’ombreggiamento.
3 Pianta con presenza contemporanea di fiori maschili e femminili.
4 Infiorescenze pendule formate da una spiga di fiori unisessuati con asse flessibile.
5 Frutto semplice costituito dal pericarpo carnoso o secco protetto da un involucro
legnoso.
6 Parte del frutto che circonda il seme.



domenica 20 marzo 2016

Da condividere solo con tutte le persone nate oggi!!
Poichè è un giorno particolare!
21 Marzo equinozio di primavera (le ore di Buio sono uguali alle ore di Luce).
Solo per le persone nate oggi l’oroscopo celtico
Ha riservato un albero speciale…….

La Quercia è un albero sacro nell’astrologia celtica, in quanto è la pianta dalla quale i druidi e i sacerdoti raccoglievano il vischio; le sue foglie crescono tripartite. Le si attribuiva, nell’antichità,
proprietà oracolari in quanto si riteneva possibile sperimentare nella sua ombra visioni premonitrici. Le persone appartenenti a questo albero sono forti, intelligenti e preferiscono la solitudine alla folla, le riflessioni filosofiche ai discorsi futili. Spesso la loro vita si svolge e viene organizzata secondo il principio della trinità (vive vicino a tre montagne, avrà tre figli, svolge contemporaneamente tre attività). Con queste persone è difficile potersi annoiare. Detestano il caos e inseguono un sogno in cui l’intero mondo diventi esattamente come loro desiderano.
Solide e maestose, non tornano mai sui loro passi, qualunque sia l’ostacolo che incontrano; in generale godono di ottima salute. Intransigenti e poco diplomatici, molto indipendenti, non sopportano limiti e ostacoli. Non amano viaggiare, in quanto la stabilità è la loro forza.
La loro intelligenza è concreta, lucida e dotata di intuizione. Per quanto riguarda le amicizie, i nativi della Quercia sono fedeli e su di loro si può sempre contare e fare affidamento. Si limitano a stringere rapporti solo con le persone che hanno identità di vedute e di opinioni. Buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti all’abete. Per quanto riguarda la vita sentimentale, le persone appartenenti alla quercia sono soggette ai colpi di fulmine. Gelose della propria libertà non sopportano che si possa resistergli o interrompere il rapporto. Nonostante la disinvoltura con la quale passano da una storia all’altra, non abbandoneranno mai il focolare domestico, in quanto sono conservatori e formalisti e non amano i cambiamenti radicali. Con l’età, si calmano e diventano partner tranquilli. Molto buona l’intesa con le persone appartenenti all’abete e al cipresso.

Roverella (Quercus pubescens Willa) (anche se nell’immagine è rappresentata la Farnia Quercus peduncolata Eh.)
 
Del genere Quercus, analizzeremo in maniera dettagliata la Roverella perché in Italia è la specie più comune. Appartiene alla famiglia delle Fagaceae quindi è imparentata col castagno e col faggio. Il frutto è in “achenio” protetto da un involucro accrescente (una cupola, da cui il nome famiglia delle cupolifere). Al genere Quercus sono ascritte circa 600 specie viventi nelle regioni temperate dell’emisfero boreale. Si ipotizza che Quercus derivi dal celtico Kaerquez, che significa bell’albero.
Questo albero può raggiungere i 20-30 metri di altezza, eccezionalmente arriva a toccare i 40 metri, spesso può assumere un portamento cespuglioso. Il suo areale si estende dall’Europa meridionale (Spagna e Francia atlantica) fino all’Asia Minore.
È una pianta eliofila1, che vegeta dalla pianura fino agli 800-1500 metri di quota in stazioni ben esposte preferendo i terreni calcarei. Può formare boschi puri o misti con rovere, cerro, carpino nero, ornello acero campestre e sorbo montano. È una specie dotata di un rapido accrescimento
ed ha una longevità di 500-700 anni circa. La roverella è caratterizzata da un fusto diritto rivestito da una corteccia nerastra, rugosa e fessurata in piccole placche. La chioma è disordinata e arrotondata. Le foglie sono decidue, alterne, lunghe 6-10 cm con picciolo di 1,5 cm e densamente pelose sulla pagina inferiore, ma che diventano quasi glabre2 con il passare dell’età. Hanno una forma, una lobatura e una dimensione variabile. La fioritura si ha alla fine di maggio: i fiori maschili formano glomeruli numerosi in amenti3, quelli femminili sono all’ascella delle foglie dei nuovi getti. Il nome pubescens deriva dal fatto che gemme, foglie e rami nuovi sono pubescenti (ricoperti da una peluria densa e sottile). Il frutto è una ghianda lunga circa 2,5 cm, bruna lucida a maturità, rivestita nel terzo inferiore da una cupola. Ogni pianta nell’antichità aveva un significato e
un simbolo, la quercia rientrava tra gli alberi cosmici, cioè quegli alberi che sono stati venerati e collegati alle divinità celesti già da popolazioni preistoriche.
La quercia ha avuto sempre un ruolo importantissimo, infatti veniva chiamata dai greci drus, l’‘albero per eccellenza’ e non a caso fu associato a Zeus. Le statue di Zeus erano coronate da rami di quercia con molte ghiande. Questa associazione rimase anche tra i romani, visto che quando costruirono il tempio di Giove fu scelto un luogo nei pressi di una Quercia sacra, e con rami di quercia erano realizzate le corone che simboleggiavano il potere e il valore guerriero.
La quercia viene citata anche in alcuni passi della Bibbia. Jahvé apparve ad Abramo prima tra le querce di Morè, successivamente si ripresentò tra le querce di Mamrè in triplice forma; questa apparizione fu riconosciuta dai cristiani come quella della trinità. Tra le tante leggende che accompagnano la quercia ne riporteremo solo alcune per rendere meglio l’idea della sua forza, longevità, saggezza e fecondità.
Cinque boscaioli impiegarono venti giorni per abbattere una quercia e nel momento in cui la pianta iniziò a cedere i boscaioli si commossero.
Si riteneva che la porta fatta dal legno di quercia allontanasse i guai dalle famiglie e proteggesse dai fulmini, e che le stesse ghiande offrissero la medesima protezione. Veniva considerato Albero della
Vita, per la rinascita primaverile; era così che gli uomini prendevano consapevolezza del passaggio dal mondo alla morte. Gli uomini, sotto gli alberi secolari, pregavano e ringraziavano gli dèi affinché gli donassero ricchezza e li proteggessero dalle insidie. Le ragazze mettevano le
ghiande sotto il cuscino per sognare l’uomo che sarebbe divenuto il loro futuro marito. La ghianda veniva anche impiegata come alimento per il bestiame, ma anche l’uomo ne beneficiava. Infatti durante le carestie, le popolazioni ne ricavavano il pane e il caffè, quest’ultimo utile per curare il rachitismo. Il tannino, di cui è molto ricca la pianta, ha potere astringente, ed è utile per guarire la tubercolosi polmonare e le emorroidi. Il decotto di foglie, corteccia e ghianda ha proprietà antisettica e febbrifuga. Il legno è robusto, ma facile a spaccarsi, ottimo combustibile; a lungo è stato impiegato per costruire traverse ferroviarie.

1 Specie che vegeta solo
in condizioni di piena illuminazione.
2 Privo di peli.
3 Infiorescenza simile ad una spiga, ma provvista di un asse molle e pendulo.


giovedì 10 marzo 2016

Da condividere con amici e amiche nati dal’11 al 20 Marzo (periodo di Buio)
Tratto da Alberologia ==èwww.alberologia.it


Il tiglio è un albero che produce piccoli fiori dal sapore gradevole e dalle proprietà sedative; dal tiglio si produce il miele. Le persone nate sotto questo albero presentano una personalità che può essere tranquillizzante come una carezza materna oppure pericolosa, quindi rassicurante oppure perturbante. I ritmi della vita di questi nativi sono il risultato dell’alternanza dell’energia in movimento e del riposo, del giorno e della notte e la loro forza è sempre in agguato per la gioia dei loro partner amorosi. Dotati di un’intelligenza razionale, dunque molto pratica, hanno in genere un carattere calmo e delicato, incapace di mentire e di sembrare troppo diplomatici.
Per quanto riguarda le amicizie, i nativi del tiglio sono persone che, anche se apparentemente superficiali, in realtà sono generose e affezionate.
Vivono per gli altri e si preoccupano costantemente per i problemi e gli affari delle persone a loro vicine. Non abbandonano mai i propri amici e sono sempre a loro disposizione. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al castagno e all’acero.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, il tiglio è un amante imprevedibile, appassionato o casto per periodi interminabili, incostante oppure infedele. Si affeziona fortemente al proprio partner pur lasciandolo libero, ma proverà una gelosia feroce temperata da una straordinaria capacità di chiudere un occhio per le eventuali scappatelle del partner. A volte può inondare d’amore il proprio partner divenendo soffocante. Buona l’intesa con le persone appartenenti alla Betulla, all’Acero e al Castagno, le quali si lasciano condurre da lui. tuttavia, per un amore durevole è molto meglio intessere una relazione con il Pino e, ancor di più, con il Corniolo.

Il Tiglio selvatico (Tilia ulmifolia Scop.)


Questo albero può raggiungere i 20-30 metri di altezza, eccezionalmente arriva a toccare i 40 metri. È una pianta originaria dell’Europa centro meridionale, del Caucaso e dell’Asia Minore. In Italia manca solo in Sardegna. Appartiene alla famiglia delle tiliaceae che racchiude oltre settanta specie di alberi ed arbusti presenti nel vecchio continente.
Il nome tiglio deriva dal greco pliton, propriamente, ala della brattea che accompagna il grappolo di capsule dei frutti e ne facilita la disseminazione ad opera del vento. È una specie che vegeta bene dal livello del mare fino a 1200 metri di quota, in particolare su terreni freschi e leggermente acidi in ambienti umidi. Si consocia con carpino, farnia, olmo campestre e montano, ontano nero, frassino, acero montano e faggio. Il tiglio ha un rapido accrescimento ed è anche molto longevo, può raggiungere i 600-800 anni di vita; ha un fusto slanciato e diritto, rivestito da una corteccia argentea, liscia da giovane, fessurata in solchi longitudinali negli esemplari adulti. La chioma è cupolare, ampia e con una fitta ramificazione.
Le foglie sono lunghe dai 6 ai 12 cm, sono decidue, alterne, con picciolo pubescente1. Entrambe le pagine possono essere pelose, quella superiore è verde scuro, quella inferiore è più chiara.
I fiori sbocciano a fine giugno, e sono portati a 1-6 in cime pendule, sono profumati e giallognoli. Il frutto è una pseudosamara2 con pericarpo3 subgloboso e piriforme, con guscio spesso rivestito da peli. È una specie “mellifera” che ha una buona proprietà nettarifera, dalla quale si ottiene un miele di buona qualità e profumato, grazie all’odore che emanano i fiori.
Il tiglio era considerato sacro e, nei villaggi, venivano prese le decisioni pubbliche più importanti sotto un grande albero. Il tiglio veniva piantato per l’ombra prodotta dalla chioma e per il profumo dei suoi fiori, già nell’antica Roma. Proprio per il suo profumo, era diventato per i greci simbolo di femminilità, per questo credevano che l’albero nascesse da una ninfa. Infatti, la leggenda narra che Filira, figlia di Oceano, ebbe una relazione con Crono.
I due vennero colti in flagrante da Rea, moglie di Crono, il quale per scappare si trasformò in un cavallo. Dalla relazione clandestina nacque Chirone, un bambino metà uomo e metà cavallo. La madre, Filira, vergognandosi dell’accaduto, chiese al padre di essere trasformata in un albero, che prese il nome di tiglio.
Chirone avendo ereditato le capacità curative della madre che si era trasformata in un tiglio, divenne un grande curatore. Infatti, il tiglio possiede molte proprietà officinali. I fiori possiedono proprietà sedative perché contengono un’essenza aromatica a base di magnesio. Gli infusi dei fiori hanno anche proprietà diuretiche, depurative del sangue, antisclerotiche e diaforetiche (favorisce la sudorazione); con un effetto tonificante se nell’infuso vengono aggiunte delle gocce di limone. Inoltre i fiori e la corteccia hanno la capacità di ridurre la viscosità del sangue, per questo prevengono infarti e trombosi. Le foglie e la corteccia cotte insieme alla sugna erano ritenute ottime per curare i foruncoli. Invece cotte nell’acqua, utili per piaghe, emorroidi ed infiammazioni gastrointestinali. Hanno anche proprietà emollienti, anticatarrali, antiasmatiche e ipnotiche.
Le foglie, ricche di azoto, erano anche usate come foraggio. La corteccia e i rametti che sono molto fibrosi, venivano impiegati per costruire legacci, canapi, stuoie e corde. Il tiglio, essendo resistente all’inquinamento della città, viene impiegato come pianta ornamentale lungo i viali. l tiglio è un albero che produce piccoli fiori dal sapore gradevole e dalle proprietà sedative; dal tiglio si produce il miele. Le persone nate sotto questo albero presentano una personalità che può essere tranquillizzante come una carezza materna oppure pericolosa, quindi rassicurante oppure perturbante.
I ritmi della vita di questi nativi sono il risultato dell’alternanza dell’energia in movimento e del riposo, del giorno e della notte e la loro forza è sempre in agguato per la gioia dei loro partner amorosi. Dotati di un’intelligenza razionale, dunque molto pratica, hanno in genere un carattere calmo e delicato, incapace di mentire e di sembrare troppo diplomatici.
Per quanto riguarda le amicizie, i nativi del tiglio sono persone che, anche se apparentemente superficiali, in realtà sono generose e affezionate. Vivono per gli altri e si preoccupano costantemente per i problemi e gli affari delle persone a loro vicine. Non abbandonano mai i propri amici e sono sempre a loro disposizione. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al castagno e all’acero.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, il tiglio è un amante imprevedibile, appassionato o casto per periodi interminabili, incostante oppure infedele. Si affeziona fortemente al proprio partner pur lasciandolo libero, ma proverà una gelosia feroce temperata da una straordinaria capacità di chiudere un occhio per le eventuali scappatelle del partner. A volte può inondare d’amore il proprio partner divenendo soffocante. Buona l’intesa con le persone appartenenti alla Betulla, all’Acero e al Castagno, le quali si lasciano condurre da lui. tuttavia, per un amore durevole è molto meglio intessere una relazione con il Pino e, ancor di più, con il Corniolo.

1 Ricoperto da una peluria densa e sottile.
2 Frutto semplice indeiscente (che non si apre) con esocarpo provvisto di espansioni
alari, lungo una o due volte il pericarpo.
3 La parte del frutto che circonda i semi.





lunedì 29 febbraio 2016

Da condividere con amici e amiche nati dal 1 al 10 Marzo (Periodo di Buio).
Oroscopo degli alberi
www.alberologia.it
Il salice è l’albero associato ad Avanc (l’Idra), un mostro acquatico che viveva in un lago vicino alla Collina del Lutto e che è stato ucciso da Peredur, figlio di Eurawc, come promessa d’amore ad una bella fanciulla, l’imperatrice di Cristinobyl. L’astrologia celtica associa ad Avanc il salice, in quanto questa pianta possiede enormi radici, somiglianti a teste di serpente, che affondano sempre più in profondità nell’acqua.
Le persone nate sotto questo albero presentano una personalità molto individualista e, per certi aspetti, avara. Il loro pensiero occupa tutto lo spazio disponibile e si concedono tutto ciò che desiderano quando lo vogliono perché convinte che tutto può essere comprato. Riescono ad approfittare sempre del momento presente e non si lasciano sfuggire la più piccola gioia, in quanto sanno quel che vogliono.
Il Salice è capace di analizzare la personalità di coloro che lo circondano.
Se qualcuno gli resiste o non si piega alle sue idee entra con lui in conflitto. Il salice non sa adattarsi alle situazioni, ha bisogno di un ambiente favorevole per aprirsi e detesta i compromessi. Molto ingegnoso e calcolatore, riesce spesso a dissimulare le proprie reali intenzioni recitando alternativamente la parte del poveretto da compatire oppure quella del mostro terrificante, ottenendo ciò che desidera con la pietà oppure con le minacce. Quindi, la sua fragilità è tutta una montatura.
È un commediante, e sa utilizzare la sua apparente debolezza per raggiungere i suoi scopi. Il suo punto di forza è la seduzione.
Molto sensuale, gli piacciono il caldo, i profumi e il contatto con l’acqua. È intelligente, con uno sviluppato senso artistico. ha molta immaginazione e molta intuizione. Psicologo e anche un po’ indovino, è spesso un soggetto telepatico, per cui riesce a scoprire i pensieri degli altri, cosa con la quale gli piace stupire i suoi interlocutori.
Per quanto riguarda le amicizie, le persone che appartengono al salice, anche se suscitano diffidenza nel proprio interlocutore, sanno essere apparentemente molto simpatiche. In questo modo, riescono a entrare facilmente in relazione con gli altri. hanno numerosi contatti perché amano essere conosciute e ammirate. La loro predisposizione all’amicizia è però interessata, in quanto finalizzata a trarne vantaggio.
Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al faggio e all’ulivo. Anche con il frassino può instaurare ottimi rapporti di amicizia, in quanto questo può essere davvero un amico sul quale poter contare e fare affidamento.
Per quanto riguarda la vita affettiva, il Salice è un romantico. La sua vita sentimentale è piuttosto burrascosa e sarebbe tranquilla, se non avesse un gusto perverso per gli amori complicati e i tradimenti.
Adora tradire ed essere tradito. Le separazioni però sono dolorose, le sofferenze fanno parte della sua personaggio ma non riesce ad accettare che un rapporto sia finito. Ottima l’intesa con le persone appartenenti al pioppo e al corniolo.
Salice Piangente (Salix babylonica L.)
Questo albero può raggiungere i 10-15 metri di altezza, eccezionalmente tocca i 20 metri. È originario della Cina, ma viene piantato anche in Europa e America settentrionale.
È una pianta eliofila1, termofila2 e frugale3, tipica degli ambienti umidi e lacustri, predilige terreni inondati e leggermente acidi. Vegeta bene anche su terreni ghiaiosi e sabbiosi.
È una pianta che può vivere in purezza o in consociazione lungo i corsi d’acqua con il pioppo
bianco e nero, l’olmo campestre, il sambuco dal livello del mare fino ai 1000-1100 metri di quota. Appartiene alla famiglia delle Salicacee e al genere Salix sono ascritte circa 200 specie tutte nelle regioni temperate dell’emisfero nord.
Gli alberi di questa famiglia generalmente vivono molto poco, infatti il Salice piangente può vivere tra i 40 e 60 anni, però ha un rapido accrescimento. Possiede un tronco diritto rivestito da una corteccia di colore grigio chiaro negli individui giovani, con l’età diventa grigio scura e molto fessurata. Il suo nome comune deriva dal fatto che ha una chioma tipicamente ricadente con rami bruni, penduli e sottili.
Le foglie sono glabre4 e strette, lunghe 7-15 cm, di colore verde scuro sulla pagina superiore, più chiaro in quella inferiore. Gli amenti5 fioriscono in maggio: quelli maschili sono gialli, quelli femminili sono verdi. Il frutto è una capsula che contiene piccoli semi provvisti di peli. Il salice piangente è considerato simbolo della nostalgia e della malinconia.
Prima di essere introdotto in Europa, il salice aveva altri significati soprattutto per i greci. Dato che perde i frutti prima che maturino, i greci associavano l’albero al culto della Madre terra; perché
come l’albero genera e uccide il frutto, così la Madre terra dà vita alle creature e poi le accoglie nel proprio grembo dopo la morte.
Sulla base di quanto detto nacquero intorno al salice dei riti divergenti tra loro, perché la Madre terra rappresenta sia la fecondità che la morte. tra i due significati ebbe la meglio quello della morte del seme, per questo il salice divenne simbolo anche di castità. Uno di questi rituali, prevedeva che la donna per conservare la castità, si doveva riposare su un letto fatto di fronde di salice, in quanto considerato inibitore del sesso. Forse per questo i medici consideravano le foglie di salice pestate in acqua bollita come anafrodisiaco.
Oggi l’aspirina si prepara industrialmente, mentre in passato si otteneva dal salice, il quale contiene una concentrazione elevata di acido salicico, quindi, le stesse proprietà analgesiche e antinfiammatorie dell’aspirina. Inoltre, calma i dolori e abbassa la febbre, ma a differenza dell’aspirina non aumenta la fluidità del sangue e non provoca disturbi gastrici a chi soffre di ulcere. I decotti di foglie, per uso interno, hanno buone qualità come tonico, emostatico, vermifugo, antisettico e sedativo in caso di insonnia, per vincere la quale veniva consigliato di lavarsi le gambe con il decotto. L’aggiunta dell’infuso nell’acqua del bagno è utile per calmare i dolori artritici, reumatici o di articolazioni.
Per uso esterno, invece la polvere di corteccia è buona per cicatrizzare e disinfettare ferite e anche per calmare dolori dovuti ad infiammazioni dei nervi. In passato si utilizzava questo albero per il “vimineo”, cioè l’intrecciare i rami per creare ceste, panieri e cappelli. Inoltre, i rami sono adatti per fabbricare gli acchiappasogni. La presenza del legno di salice nelle case aiuta a proteggere la salute di tutta la famiglia. Si pensa che anche le streghe costruivano con il vimine le loro scope e cesti.
Il Flos Medicinae Salerni comunemente tradotto “Regola sanitaria salernitana” (Ed. TEN, 1994) è un poemetto in versi leonini, datato intorno al XI-XII secolo e contenente una sintesi di precetti della famosa scuola medica. A proposito del salice recita:
Auribus infumus succus vermes necat ejus.
Cortex verrucas in aceto cocta resolvit.
Pomosus succus, flos, partus destruit ejus (LXXIV De Salice)6.
6 L’umore del salice posto nelle orecchie uccide i vermi, mentre la corteccia cotta
nell’aceto scioglie le verruche. Il succo dei fiori compromette il parto.
1 Specie che può vegetare solo in condizioni di piena illuminazione.
2 Specie tipica dei climi caldi.
3 Specie che si adatta a condizioni difficili.
4 Prive di peli.
5 Infiorescenza simile a una spiga, ma provvista di un asse molle e pendulo.

giovedì 18 febbraio 2016

Auguri di buon compleanno a tutte le persone nate oggi….
da condividere con amici e amiche nati dal 19 al 29 Febbraio (periodo di Buio)
L’oroscopo degli Alberi
Tratto da ALBEROLOGIA di Antonio de Bona

Il Pino, secondo l’astrologia celtica, è l’albero associato al personaggio mitologico dell’Uomo Serpente, una strana creatura nata dal contatto dello sperma del dio fabbro Goibniu e del sudore della
bella dea protettrice dei fabbri e dei medici Brigit con la terra. L’associazione di questa pianta all’Uomo Serpente è dovuta al fatto che il Pino ha radici che molto spesso affiorano in superficie assomigliando a code di serpenti.
Le persone nate sotto questo albero presentano una personalità originale, possiedono forza fisica e abilità manuale, un carattere passionale e irascibile e debole capacità a resistere ai propri desideri. La morte non fa paura al Pino, in quanto morire significa semplicemente ritornare all’interno della matrice da cui proviene. Piuttosto taciturne, le persone appartenenti a questo albero hanno un carattere imprevedibile che cambia in funzione dello scopo che si propongono di perseguire.
Molto coraggioso, il Pino sopporta dignitosamente le avversità; il suo gusto per il rischio, unito a una grande audacia fanno di lui un essere che va avanti e brucia le tappe. Può emergere in tutti i campi.
È forte e non si lascia abbattere, riuscendo a cavarsela dalle situazioni più spinose senza lasciarci troppo le penne. «Amante della casa, dei bei mobili e degli oggetti preziosi e dotato di un grande gusto per l’arredamento, vive spesso in un ambiente molto gradevole, senza il quale non riuscirebbe ad esprimersi in modo compiuto. Del resto, sapendo quello che vuole, non accettando la vita come viene ma adattandola alle sue necessità, è difficile che non riesca a crearsi l’ambiente confortevole cui aspira. Il Pino è dotato di un’intelligenza lucida e organizzata. Un filosofo che rimette sempre in discussione la sua filosofia, un uomo di diritto che non ha vergogna delle proprie opinioni, un gran signore senza complessi di colpa». È anche un abile organizzatore, in quanto compie tutti gli sforzi che ritiene necessari per raggiungere il suo fine.
Per quanto riguarda le amicizie, le persone che appartengono al pino sono piene di risorse e di ingegno, riuscendo a trovare il modo per trasformare le situazioni più pesanti in occasioni per divertirsi e
soddisfare piaceri fuori dal comune. tutti le apprezzano perché sono sempre se stessi, a proprio agio nella vita. Riescono a sollevare gli amici dalle loro difficoltà perché non si fanno coinvolgere, restando calmi e non drammatizzando. Molto affiatata l’amicizia con l’Abete, con il quale trae vantaggio anche dalle situazioni più complesse.
Molto buoni anche i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al Noce, in quanto condividono la ricerca del piacere. Il settore sentimentale interessa molto le persone appartenenti al Pino, in quanto
hanno un’indole molto passionale che si infiamma molto facilmente.
Non sapendo cosa significa la fedeltà monogamica, nel corso della vita il Pino ha numerose avventure amorose, perché l’unico modo di liberarsi di un desiderio è quello di cedere e di realizzarlo. Molto buona l’intesa con le persone appartenenti al Melo le quali, essendo molto sensuali e grandi amatori, hanno molta ammirazione e apprezzamento per il Pino. Le loro avventure possono anche concludersi con il matrimonio, dato che l’immaginazione può permettergli di andare d’accordo per creare una vita amorosa sempre diversa e piena di imprevisti.
Molto positiva anche l’unione con l’Abete in quanto è capace di avere una vita affettiva intensa e movimentata.

Pino marittimo (Pinus pinaster Aiton)
Tra le tante specie del genere Pinus (circa 90) presenti nell’emisfero nord, è stato preso in considerazione il Pino marittimo. È un albero sempreverde che raggiunge i 35 m di altezza.
L’areale di distribuzione del Pino marittimo, relativamente limitata, si estende nelle regioni mediterranee occidentali: nella Penisola Iberica, in Francia meridionale, dalla Corsica fino alle coste nord atlantiche, in Italia nelle coste liguri, tosco-emiliane e nella Sardegna settentrionale, dove è spontaneo in Gallura. Specie molto utilizzata negli interventi forestali, si è acclimatata su un areale molto più ampio di quello originario. Preferisce vegetare su suoli sciolti, acidi, ben areati e in particolare su sabbie litoranee. tra gli altri pini mediterranei è quello che resiste maggiormente al freddo, infatti vegeta fino agli 800 metri di altitudine.
È una specie termofila1, eliofila2 e xerofila3, gradisce i climi oceanici, sopporta i venti marini e resiste di conseguenza alla salsedine.
Gli incendi frequenti che si verificano nelle pinete stimolano la specie a ricolonizzare in fretta le aree bruciate. È un albero con una longevità di 150, massimo 200 anni. Il pino marittimo ha radici robuste e
sviluppate, il fusto tende a crescere curvo ed è rivestito da una corteccia di colore rosso vinoso all’interno, rosso-violaceo all’esterno, costituita da placche che si distaccano facilmente. La chioma negli esemplari giovani è conica e regolare, gradualmente diventa piramidale di colore verde scuro. Gli aghi si trovano a gruppi di due, appaiati e avvolti alla base da una guaina sottile e rigida; possono essere lunghi 15-20 cm, hanno una colorazione verde scuro, sono robusti, leggermente incurvati
e pungenti.
Il pino fiorisce alla fine di maggio: le infiorescenze4 maschili sono gialle, quelle femminili sono rosse e lunghe circa 2 cm. I coni chiamati anche strobili si trovano a gruppi di 2 o 3 subsessili non resinosi, leggermente asimmetrici con una lunghezza pari a 15-20 cm circa, di colore bruno lucente. È una specie che ha una capacità nettarifera scarsa. Il pino, essendo un albero sempreverde, nell’antichità era considerato dagli uomini, simbolo di immortalità ed eternità e veniva associato a divinità buone come Rea, la Grande Madre, grazie al profumo balsamico della pianta. Infatti, nell’antica Roma si svolgeva una festa dal 15 al 28 marzo in onore del Pino e, alla fine della celebrazione, il taglio di alcuni
pini simboleggiava il ricongiungimento con La Grande Madre.
L’albero di Pino è legato alla tradizione cristiana da una leggenda molto suggestiva, secondo cui Abramo consigliò ad un uomo peccaminoso di piantare tre tizzoni di legno e prendersene cura in modo da scontare le sue colpe. Questi tizzoni diventarono un cedro, un cipresso e un pino con i tronchi attorcigliati tra loro e le radici separate. Grazie a questa unione i tre alberi divennero la rappresentazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Un bel giorno Salomone per costruire un
tempio decise di tagliare il legno di quell’albero, ma non riuscì a segarlo perché era molto resistente, allora decise di utilizzarlo come panca. La Regina Saba, in visita al tempio, ebbe un mancamento perché riuscì a prevedere che quel legno in futuro sarebbe stato utilizzato per costruire la croce di Gesù Cristo e rifiutò di sedersi. Salomone, assistendo a questa profezia decise di mettere la panca su un piedistallo e la decorò con 30 corone che verranno usate successivamente per il pagamento del
tradimento di Giuda.
Il Pino è simbolo di purezza e di immortalità anche grazie alla resina, che una volta estratta assume un aspetto trasparente paragonabile al colore del Sole. La resina oltre a rappresentare un simbolo è un’importante materia prima che si estrae da Aprile ad Ottobre dalle base del tronco con una incisione. Dalla fusione e filtraggio si ottiene la trementina, molto conosciuta in Francia; invece dalla distillazione si ricavano la pece dura, quella molle e anche oli essenziali. La pece era utilizzata per catramare le navi, mentre sotto forma di olio veniva utilizzata come medicinale cicatrizzante.
La resina, inoltre ha un forte potere antisettico e battericida.
Come detto in precedenza, il Pino ha un buon profumo balsamico, per questo è utile per i problemi di petto e naso. Svolge anche azione diuretica e vasocostrittrice. Al di là delle funzioni medicinali, la resina è anche un buon solvente per le vernici e viene aggiunta alla carta per non far colare l’inchiostro. Il legno, essendo molto resinoso e tenero, viene utilizzato nei cantieri navali, per costruire traverse ferroviarie, per produrre cellulosa e pali telegrafici. Dal punto di vista forestale le piante sono molto importanti per consolidare litorali sabbiosi.


1 Specie tipica dei climi caldi.
2 Specie che vegeta solo in condizioni di piena illuminazione.
3 Specie che tollera prolungati periodi di aridità.
4 Sistema di ramificazioni che portano fiori e, spesso, brattee.

Tratto da Alberologia www.alberologia.it di Antonio de Bona.


martedì 9 febbraio 2016

Auguri di buon compleanno a tutte le persone nate oggi….
da condividere con amici e amiche nati dal 9 al 19 Febbraio (periodo di buio)
L’oroscopo degli Alberi
Tratto da ALBEROLOGIA di Antonio de Bona

www.alberologia.it

Il Bagolaro è l’albero con il cui legno Esus, il dio boscaiolo dal carattere buono che esaudisce tutti i desideri, ha costruito un aratro da donare a Artorix, iniziatore dell’agricoltura e istitutore dell’arte
del nutrimento coltivando la Madre terra, per permettergli di coltivare cereali.
Le persone nate sotto questo albero sono inflessibili, resistenti e perseveranti, che sanno quello che fanno e perché lo fanno. Considerano il lavoro il sostentamento della loro vita, della salute e delle gioie terrene e hanno un profondo senso della misura, della conservazione e anche del sacrificio. Non fanno spese per cose futili, ma considerano ogni cosa un investimento nell’ottica del rendimento e del profitto.
Elaborano molti piani e rispettano le leggi della natura. A volte possono apparire taciturne ed essere estremamente testarde, ma sono molto affidabili ed anche generose. Sono molto metodiche e
dotate di una mentalità molto pratica, ma un po’ ristretta, in quanto il loro modo di ragionare si limita all’ottenimento di risultati immediati.
Valutano esseri, situazioni e cose troppo da vicino, perdendo la visione d’insieme col rischio di commettere errori a volte difficili da correggere. Le amicizie del Bagolaro si basano sulla fedeltà e la solidarietà e una stretta di mano ha più valore di qualsiasi promessa o contratto al mondo. Per lui, la parola data è più impegnativa che qualsiasi firma e i rapporti tra gli esseri umani e non umani (animali, piante, terra, cielo, tempo) sono fondamentali. Molto buona è l’amicizia stretta con persone del faggio, nonostante la loro instabilità, perché come lui sono amiche della natura e, quindi, si completano arricchendosi reciprocamente. Proficue anche le amicizie strette con le persone appartenenti al melo, in quanto con queste può condividere le gioie terrene e la ricerca del costante miglioramento delle condizioni di vita. Ottime le amicizie con il cipresso con il quale il Bagolaro potrà compiere grandi
cose. Per quanto riguarda la vita sentimentale, le persone appartenenti al Bagolaro si pongono come obiettivo la formazione di una famiglia. Buona l’intesa con le persone appartenenti all’albero del pino con il quale vivranno un’unione nella quale ognuno svolgerà tranquillamente le proprie attività quotidiane e i figli saranno una bella cosa da godersi. Anche con le persone del noce, che adorano procreare, le unioni possono rivelarsi molto positive. Molto buone anche le unioni con persone appartenenti al cipresso che, essendo amanti della natura, saranno buoni partner con i quali formare una famiglia.

Bagolaro (Celtis australis L.)

Il bagolaro può raggiungere i 15-20 metri di altezza. Il suo areale di origine si estende dal bacino del Mediterraneo fino all’Asia occidentale, in particolare dalla Spagna meridionale e dall’Africa Settentrionale, attraverso l’Italia, la Grecia, fino all’Asia Minore e al Caucaso. Fa parte della famiglia delle Ulmaceae e nel suo genere Celtis si contano circa 70 specie presenti nelle regioni temperate e tropicali del vecchio e del nuovo mondo.
È una specie xerofila1, eliofila2 e per questo predilige stazioni esposte e soleggiate con suoli primitivi, aridi, calcari e molto rocciosi. Può vegetare nei boschi “termofila”, consociato con roverella, carpino nero e orniello. È una specie che vive spontaneamente fino a 600 metri di quota. Il bagolaro si accresce abbastanza velocemente ed è anche longevo, può raggiungere età comprese tra i 300-500 anni. Presenta delle radici robuste che gli consentono di sgretolare le rocce, da qui il nome Spaccasassi. Il fusto è diritto e si allarga alla base con il passare degli anni, è rivestito da una corteccia liscia grigio-cenere. La chioma è ampia, globosa ed espansa, di colore verde chiaro. Le foglie sono semplici, decidue, alterne, brevemente spicciolate, seghettate, acute ai margini. La pagina superiore si presenta verde scuro, ruvida al tatto, la pagina inferiore si presenta verde-grigiastra e pubescente3. È una specie che fiorisce tra aprile e maggio. I fiori femminili sono quelli che danno luogo ai frutti che non sono altro che delle drupe sferiche, lunghe fino a 12 mm, peduncolate e che, a maturità, assumono una colorazione bruno-nerastra. È una specie abbondantemente bottinata dalle api. Sono diversi i nomi che vengono attribuiti a questo albero: Spaccasassi, Arcidiavolo, Albero dei rosari ed infine il nome più comune il Bagolaro. In precedenza abbiamo già spiegato perché prende il nome di Spaccasassi, ora invece, spiegheremo brevemente il perché degli altri nomi. Il nome Arcidiavolo deriva da una leggenda molto curiosa. Pare che Lucifero abbia trascinato l’albero con sé durante la caduta sulla terra e nell’aggrapparvisi con i suoi artigli lo segnò per sempre. Infatti, le foglie presero la forma degli artigli. Il nome Albero dei rosari deriva dal fatto che i semi del frutto della pianta venivano usati per fare i grani del rosario.
Secondo una tradizione popolare, questo albero prende il nome di Bagolaro perché la sera ospita molti uccelli attratti dai suoi frutti appetitosi che lo rendono molto rumoroso. Il fatto che il bagolaro venga
utilizzato come pianta ornamentale o per alberature stradali non è per niente una novità, infatti già gli antichi romani avevano apprezzato il valore ornamentale del bagolaro. Anche Napoleone, durante la prigionia sull’Isola d’Elba, fece piantare nel suo giardino un bagolaro, forse per ricordare la sua Corsica, terra in cui questo albero cresce numeroso e spontaneo. Spesso viene coltivato per rimboschire pendici aride e sassose. Grazie al suo legno compatto, tenace, resistente e flessibile, gli usi di questa pianta sono molteplici. Ad esempio, in toscana e Sicilia il bagolaro era piantato per poi essere tagliato e cimato per ottenere pali di sostegno per la vite. Grazie alla sua elasticità, dal legno si ricavano fruste per l’ippica e canne da pesca. In più si realizzavano bastoni da passeggio, cerchioni di ruote, forconi e remi. Il legno è anche apprezzato per la produzione di carbone. Sono utilizzabili anche la corteccia e le radici, dalle quali si estrae una sostanza gialla per tingere la seta e per conciare le pelli.
Il frutto, anche se ha poca polpa, è appetitoso per gli uccelli, ma anche per l’uomo perché ha un sapore dolciastro con proprietà astringenti. Inoltre, i semi hanno un endosperma oleoso, infatti dalla spremitura
si ottiene un olio dolce paragonabile a quello di mandorla. Del bagolaro vengono usate in dendroterapia soprattutto le foglie proprio per il loro alto contenuto di tannini e mucillaggini. Infatti questi hanno
un buon potere astringente, rinfrescante e lenitivo, e si utilizzano efficacemente nei casi di diarree, enteriti ed anche per curare leggeri infezioni intestinali. Queste proprietà risultano utili anche per mitigare le infiammazioni del cavo orale e della gola, tra cui gengiviti e faringiti.

1 Specie che tollera prolungati periodi di aridità.
2 Specie che vegetano solo in condizioni di piena illuminazione.
3 Ricoperta da una peluria densa e sottile.