lunedì 25 luglio 2016




Per augurare buon compleanno ad amici ed amiche nati dal 26 Luglio  al 4 Agosto (periodo di luce)
Tratto da Alberologia 
www.alberologia.it

Il Cipresso è un albero che presenta una forma affusolata simile a quella della gamba della bella indovina Rudiobos, figlia del dotto centauro Sena di cui s’innamorò Borea, il dio del Vento del Nord.
Inoltre, questa pianta cresce spesso vicino alle tombe, sfidando in questo modo, come la bella indovina divenuta immortale dopo essere stata posta dal dio Llyr nel cielo, le forze della morte.
La persona nata sotto questo albero ha un carattere estremamente intuitivo al punto di conoscere sempre tutto ciò che succede ad un livello molto sottile. Spesso chiaroveggente e capace di conoscere il destino degli altri, conduce spesso una vita difficile dal punto di vista materiale, in preda a tanti tipi di paure e sottomesso alla volontà di forze superiori. Molto resistente, attraversa l’esistenza senza mai lamentarsi, trascinandosi dietro pesanti fardelli. Ama aiutare gli altri, ma non accetta facilmente di essere aiutato. La sua vita è spesso piena di ostacoli e profondi cambiamenti sconvolgono le sue abitudini.
Fisicamente alto, slanciato, chi è nato sotto questo segno, dai lineamenti in genere non fini ma regolari, si presenta molto bene con un corpo longilineo e solido, agile e muscoloso. Il Cipresso si accontenta
di poco e si adegua alle circostanze. Può vivere in qualunque situazione ed essere felice, perché gli bastano le comodità minime. La sua unica aspirazione è la sua felicità e rifugge da tutto ciò che può creargli problemi. Gli piacciono le passeggiate in campagna, gli animali, la caccia, la pesca. Di intelligenza riflessiva, posata, è portato alla meditazione. Estremamente socievole, il Cipresso rifugge la solitudine, si circonda di molti amici e mantiene sempre una piccola cerchia di persone intime
che conserva per tutta la vita. Il suo benessere dipende dalla scelta giudiziosa delle persone che compongono questa cerchia. Se si tratta di persone esigenti e pretenziose, il Cipresso può sottoporsi schiavizzandosi; invece, se sceglie persone ragionevoli e prudenti, può svilupparsi aiutandosi scambievolmente. Ottimo amico può essere la persona nata sotto l’albero dell’Abete, con la quale si sente bene e che guida nei momenti di smarrimento e di indecisione. Dal punto di vista sentimentale,
le persone appartenenti al cipresso hanno una natura piuttosto sensuale e si comportano da amanti spensierati e generosi.
Il Cipresso, amante della famiglia, si prende cura dei suoi figli. La sua vita sentimentale si svolge senza problemi, spesso con un partner poco conforme al suo ideale, ma al quale si affeziona e che raramente
abbandona, in quanto è un abitudinario e non ama i cambiamenti.
Molto buona l’intesa con le persone appartenenti all’albero della betulla e dell’ulivo.

Cipresso (Cupressus semprevirens L.)

L’albero del cipresso può raggiungere altezze comprese tra 15-30 metri, eccezionalmente arriva a toccare i 40 metri. È originario della regione mediterranea orientale (Creta, Isole Egee, Libano, Siria, Palestina, Libia e Cipro), infatti proprio il nome del genere Cupressus deriva probabilmente da Cyprus, nome latino delle isole di Cipro. Si pensa che in Italia questo albero sia stato introdotto dai Fenici. Appartiene alla famiglia delle Cupressaceae che è costituita da circa 20 generi (compresi tuye e ginepri ascrivendone un centinaio di specie presenti sia nel vecchio che nel nuovo mondo). È una specie che si adatta bene in zone con clima tipicamente mediterraneo caratterizzate da inverni miti e piovosi, seguiti da estati calde e siccitose; resiste bene alle intemperie.
1 Specie tipica dei climi caldi.

Il cipresso occupa pendii collinari e versanti montani, spingendosi fino ai 1000 metri di altitudine dal livello del mare. È una specie termofila1, xerofila2, mediamente3. Viene utilizzato per rimboschire terreni aridi,ma difficilmente forma boschi puri; generalmente si consocia con pini,querce, abeti, cedri e ginepri.


Il Cupressus sempervirens (cipresso comune, sempre maschio) è un albero sempreverde, con un lento accrescimento, ma molto longevo che arriva a vivere in condizioni ottimali fino a 1500-2000 anni. Le
radici dapprima sono fittonanti, poi si mantengono in superficie, il fusto è densamente ramoso quasi dalla base, rivestito da una corteccia sottile, grigio-bruna, con lunghe fessure longitudinali. La chioma
è compatta, di colore verde cupo, stretta e colonnare, ma nella varietà horizzontalis largamente piramidale. I rami sono abbondanti, le foglie squamiforme e lunghe meno di 1 mm, di colore verde cupo, disposte a croce su quattro file. Fiorisce in marzo quando le infiorescenze maschili, poste all’apice dei rametti, diventano gialle e liberano il polline; quelle femminili danno origine a strobili4 grossi circa 3 cm, formati da 8-14 squame ed un breve peduncolo lungo 3-4 cm. È una specie con una
capacità pollinifera quasi scarsa.
Il cipresso è una pianta che non è ben vista da tutti a causa del suo impiego lungo i viali dei cimiteri, solo in alcune regioni d’Italia viene utilizzato come pianta ornamentale lungo i viali d’accesso delle ville di campagna. È uno sbaglio considerare il cipresso come un albero di cattivo augurio, anche perché, essendo una specie sempreverde, simboleggia la fede che sopravvive dopo la morte del corpo. La tradizione di usare i cipressi lungo tombe e viali di cimitero si presume risalga alla leggenda di Ciparisso, un giovane legato da una profonda amicizia ad un cervo dotato di corna d’oro. Un bel giorno d’estate il ragazzo uccise involontariamente il suo amico animale con un giavellotto e, preso dalla disperazione, si suicidò. Morente, chiese ad Apollo, accorso in suo aiuto invano, di poter mostrare dopo la morte il lutto eterno e fu trasformato nell’albero a cui diede il nome: il cipresso. Anche nella cultura cristiana questo albero veniva associato al dolore, infatti veniva definito come l’albero che cresce vicino a chi soffre.


2 Specie che tollera prolungati periodi di aridità.
3 Specie che vegeta in condizioni di piena illuminazione.
4 Cono o pigna.

Si presume che la croce di Gesù Cristo sia stata costruita anche con il legno di cipresso oltre che a quello del cedro, della palma e dell’ulivo.
Come abbiamo visto in precedenza, il cipresso viene utilizzato come pianta ornamentale, ma grazie al suo legno duro e compatto, dall’odore penetrante e molto resistente a funghi e tarli, viene impiegato per realizzare mobili e infissi esterni. Le foglie contengono oli essenziali con proprietà balsamiche, infatti ai malati di bronchite, i medici dell’antica Grecia prescrivevano un soggiorno a Creta, in modo da poter respirare l’aria balsamica sotto le chiome dei cipressi.
L’alto contenuto di tannino e oli essenziali nelle foglie consentiva ai romani di preparare degli ottimi profumi. Inoltre, dall’infusione delle foglie in alcol si otteneva una lavanda detergente e cicatrizzante,
con buone qualità antisettiche.
La funzione più importante è quella vasocostringente e protettiva per i capillari. Il decotto o l’infuso di tintura di cipresso veniva usato per curare flebiti e varici, invece l’essenza estratta dai giovani rami è indicata come antisettico, spasmolitico, ed è efficace per calmare la tosse.


Tratto da Alberologia  www.alberologia.it

venerdì 15 luglio 2016

Per augurare buon compleanno ad amici ed amiche nati dal 15 al 25 Luglio (periodo di luce)
Tratto da Alberologia  www.alberologia.it

L’Olmo è un albero legato al racconto mitologico che narra di una regina che amava e ammirava talmente se stessa da affermare davanti all’assemblea dei druidi, tra i quali si trovavano alcuni
emissari degli dei, di essere più bella di Icoranda, dea delle fonti e casta sposa del potente dio celtico Llyr. Quest’affermazione attirò l’ira del dio celtico, il quale la punì provocando un’alluvione che inondò il suo reame.
L’olmo è una pianta che possiede dei fiori rossi come il sangue, che la regina non esitò a versare per essere liberata dall’alluvione, e produce frutti spesso sterili.
Fondamentalmente miscredente, iconoclasta e disincantato, l’Olmo ha un atteggiamento volutamente finalizzato a sottomettere le persone con le quali entra in relazione e spesso si diverte quando rivela le menzogne sulle quali si basano i rapporti umani, i valori sociali e i grandi
ideali della vita. Il rapporto che intrattiene con se stesso è mediato dall’immagine del proprio corpo, che costituisce il suo unico modo di esistere. Facendosi notare, anche se successivamente viene odiato, attrae l’attenzione degli altri e attraverso una conversazione narcisistica, trasforma tutto ciò nell’amore di cui ha bisogno. In realtà, l’Olmo è una persona di una sincerità disarmante che ha
una grande sete di rapporti veri e autentici, anche se schiaccia tutto ciò che considera inadatto alle proprie esigenze. Di intelligenza profonda, pratica e concreta, l’Olmo può essere abile e molto valido nelle professioni sia manuali che intellettuali a condizione che abbia molto tempo per poter svolgere i compiti che ritiene più importanti. L’Olmo vive costantemente in rapporto con gli altri, perché ne ha necessità come l’ossigeno. Deve sempre avere qualcuno su cui scaricare il suo malumore e che l’ascolti. Sente il bisogno di mettersi in mostra e anche di provocare il suo interlocutore. Forse per questo suo atteggiamento ha pochi amici, e solitamente eccentrici e un po’ fuori dalla norma. Dal punto di vista sentimentale l’Olmo è da un lato incapace di amare qualcuno
all’infuori di sé stesso e, dall’altro profondamente commosso da certe persone che gli sembrano ferite dalla durezza della vita. Qualche volta si apre completamente all’amore e il desiderio sessuale si manifesta con un’intensità tale che fa l’amore come se la sua vita dipendesse dal compimento di tale atto. L’Olmo mette molta buona volontà nel fare felice la sua famiglia, perché ha un forte senso del dovere ed è innamorato, caldo e appassionato, può fare durare il suo matrimonio oltre le nozze di diamante. All’Olmo piace comandare, ma non obbedire, anche in amore. Usa spesso la sua influenza perché emana una certa luce ed è capace di manovrare abilmente la gente. Molto spesso tirannico con chi gli è vicino (fino a essere talvolta meschino), le sue esigenze aumentano proporzionalmente all’amore che sente. Ma vale la pena di sopportarlo, perché è anche molto generoso. Buona l’intesa con i nati del Salice, del Pioppo, del Fico e dell’Ulivo.

Olmo campestre (Ulmus campestris. L.)

Questo albero raggiunge i 30 metri di altezza, eccezionalmente arriva a toccare i 40 metri ed è dotato di buona capacità pollonifera1. È originario dell’Europa centro-meridionale e della regione caucasica, attualmente si distribuisce dalla Spagna fino alla costa meridionale del Mar Caspio. Appartiene alla famiglia delle Olmaceae e nel suo genere annovera una ventina di specie tutte presenti nelle regioni temperate e subartiche dell’emisfero boreale. Predilige boschi freschi caratterizzati da suoli pesanti e argillosi, ma anche con falde superficiali. Resiste bene alle sommersioni prolungate. È in grado di vegetare dal livello del mare fino ai 600 metri di quota
e si consocia con latifoglie decidue termofile2. L’olmo è termofilo e mediamente eliofilo3. È una specie molto longeva, vive fino a 400-500 anni. Le radici, nei primi anni di vita sono fittonanti, successivamente si sviluppano superficialmente con molte anastomosi. Il fusto è diritto e molto ramoso, rivestito da una corteccia rugosa e opaca di colore grigiastro, che presenta delle piccole placche e solcata longitudinalmente. La chioma è ampia e densa, caratterizzata da rami sottili e lisci. Le foglie di colore verde acceso sono decidue, alterne, brevemente spicciolate, lunghe circa 10 cm, con apice appuntito. Fiorisce in marzo e presenta dei fiori piccoli e rossastri riuniti in ombrellette globose. Il frutto è una noce alata detta anche samara4.
Secondo alcune credenze, l’olmo era capace di stimolare e generare sogni premonitori, in quanto sacro a Morfeo, uno dei mille figli del sonno. Nel Medioevo, invece, sotto l’albero di olmo e di quercia, i magistrati svolgevano i processi giuridici. Grazie alle sue molteplici funzioni, l’olmo è considerato uno degli alberi più redditizi. Partendo dalle caratteristiche medicinali, possiamo affermare che il decotto di foglie, gemme e corteccia fa calmare il dolore dovuto a gonfiori e ha la capacità di cicatrizzare le ferite e curare le ustioni. Ciò dipende dal fatto che foglie e corteccia contengono al loro interno silice, potassio, tannino e mucillagine. Le foglie tritate nell’aceto sono ottime per curare le piaghe. Dalla macerazione del libro in alcol con l’aggiunta di zucchero si ottiene uno sciroppo utile a curare i problemi dermatologici: due o tre cucchiai al giorno sono sufficienti per risolvere il problema. Anche le radici hanno un impiego terapeutico: sono ritenute in grado di curare la calvizie! Con il liquido viscoso e dolce che si ricava dalle galle provocate dai parassiti sulle foglie e che è chiamato “acque d’Olmo”, si preparano dei colliri adatti per gli occhi e delle creme cosmetiche per ridare tono alla pelle. L’infuso (30-40 g di gemme in un litro d’acqua)
previene i calcoli ed ha un’azione diuretica e antisettica.
La samara veniva consumata in insalate, mentre le foglie venivano usate come foraggio. L’olmo veniva utilizzato come sostegno della vite, per questo i romani lo ritenevano simbolo dell’unione e dell’amicizia. L’olmo ha un legno resistente, di buona qualità e viene usato per liste da pavimento, pezzi di macchina e compensati. Viene utilizzato come pianta ornamentale, ma essendo molto sensibile alla grafiosi5, la sua presenza nei parchi è molto ridotta.
Se l’albero sradicato era il simbolo dei Templari8, l’olmo (Ulmus campestris L.) acquistò un significato particolare per tutti i “monaci guerrieri”; per loro era identificato come pianta sacra ed assumeva significati di amicizia, protezione, sostegno, amore e perfezione. L’albero dell’olmo
fu particolarmente significativo anche per i Cavalieri Templari, e per estensione iniziò a far parte della simbologia cristiana e loro stessi utilizzarono spesso le denominazioni “Santa Maria dell’Olmo” o “Madonna dell’Olmo” per intestare le loro chiese. Prova ne è la chiesa principale di Castelmezzano (Pz), la quale si trova nel centro del paese, e si chiama Santa Maria dell’Olmo, edificata nel XII secolo proprio nei pressi di un olmo. La presenza della chiesa in vicinanza dell’albero e dell’acqua, rivela una correlazione tra questi due elementi di enorme carica simbolica: il primo potrebbe rappresentare l’albero della vita e il secondo la fonte della vita stessa.
In riferimento ai Cavalieri Templari, troviamo un curioso collegamento all’olmo nel Regno Unito, presso la località chiamata Temple, a Balanradoch, nella regione scozzese del Midlothian. In una leggenda locale in questo luogo sarebbe stata sepolta una parte del leggendario tesoro dei Templari: “tra la quercia e l’olmo sono sepolti milioni, li potrai trovare gratuitamente”, recita un vecchio detto locale (Twixt the oak and the elm tree / You will find buried the millions free).



1 Capacità di emettere germogli radicali.
2 Specie tipiche dei climi caldi.
3 Specie che vegeta solo in condizioni di piena illuminazione.
4 Frutto indeiscente (che non si apre) con pericarpo espanso in una o più ali adatte al volo.

5 Malattia patogena.

martedì 5 luglio 2016

Per augurare buon compleanno ad amici ed amiche
nati dal 5 al 14 Luglio (periodo di luce) condividere…..
Tratto da Alberologia www.Alberologia.it


L’abete è considerato fin dall’antichità un albero sacro e degno di rispetto, in quanto ai piedi di questa pianta è stato trovato dall’orsa che lo ha nutrito e allevato, Dagda, il più grande degli dei celtici, abbandonato dalla madre a causa di lotte e rivalità tra divinità. Chi è nato sotto il segno di questo albero è allo stesso tempo generoso ed egoista, sconcertando e attraendo coloro che lo frequentano; di seguito lo indichiamo con il nome dell’albero sotto il segno del quale è nato, e così d’ora in avanti per i nati sotto il segno degli altri alberi.
L’Abete, signorile e raffinato, di bellezza spesso un po’ fredda e severa, ama i viaggi e i gioielli, le luci soffuse, i mobili antichi. Dotato di un carattere molto forte e risoluto, sa risollevarsi dopo una sconfitta ed è molto resistente ai colpi che la vita può infliggergli. Apparentemente può sembrare privo di emozioni, ma si tratta solo di una corazza protettiva per non far trasparire la sua sofferenza interiore. Spesso difende l’emotività nascondendosi dietro una sorta di armatura fino a quando
non trova un obiettivo da raggiungere.
Ha un forte senso di rispetto e giustizia, opponendosi con forza e coraggio alle ingiustizie presenti nell’ambiente in cui vive e si pone nei confronti degli altri con modi garbati e gentili. Dotato di spirito battagliero, l’Abete è una persona sincera e gentile, creativa ed estremamente talentuosa; è dotata, inoltre, di intelligenza eccezionale stimolata dalla curiosità. Incapace di stare fermo, sin dall’infanzia, necessita di muoversi all’aperto per poter dare libero sfogo alle proprie energie. È
capace di forte abnegazione, dando tutto quello che possiede a coloro che ama; si dimostra paterno con tutti e ha un forte senso dell’ospitalità. Tuttavia, le ristrettezze della quotidianità possono essere fonte non solo di preoccupazione, ma anche di vero e proprio disagio e angoscia in quanto il suo scopo nella vita è la ricerca verso la verità e gli ideali.
Spesso recita parti positive per nascondere il proprio smarrimento di persona piena di paura, orfana e privata da ogni amore vero; chiede affetto e nello stesso tempo lo respinge incapace di riceverlo. La sua principale carenza risiede nell’incapacità di comunicare.
L’Abete ha sempre bisogno di un amico o un’amica in quanto vive male la solitudine e ha un perpetuo bisogno di essere amato. Ottimi amici possono essere i nati della Betulla, che lo fanno uscire rapidamente dal suo universo angosciante dandogli sostegno e incoraggiamento.
Anche i nati sotto l’albero del Pino possono essere ottimi amici perché parlano sempre di desiderio e di piacere facendolo sognare e stimolandone la capacità di vivere intensamente le sue amicizie. La vita sentimentale dell’Abete è resa complicata da un lato, dalla presenza di immensi bisogni, in quanto non è mai contento e vuole sempre avere di più; e dall’altra, dall’incapacità a ricevere e dalla tendenza a rinchiudersi in un guscio.
Avendo un temperamento cerebrale predilige le avventure occasionali e l’amicizia amorosa. Non esprime volentieri i propri istinti e impulsi e, di conseguenza, vive il sentimento come uno sconvolgimento emotivo della vita. Tuttavia, quando trova un partner sicuro di sé e tollerante riesce a tirare fuori la sua amabilissima natura, vivendo un rapporto di coppia pieno di delicatezza e fantasia, purché non esista alcuna forma di invadenza da parte del partner. Quando s’innamora
l’Abete si lascia andare completamente, senza mettere limiti al suo amore. Buona l’intesa sentimentale con i nati della quercia che suscitano nell’Abete voglia di tenerezze; ma soprattutto è ottima anche dal lato della sessualità, quella con i nati del Pino.

Abete bianco (Abies alba Mill.)

Albero di grandi dimensioni, può raggiungere i 40-50 metri di altezza, eccezionalmente arriva a toccare i 55-60 metri. L’Abete bianco è originario delle zone montuose dell’Europa occidentale,
centrale e meridionale, lo si trova dai Pirenei ai Carpazi, dalla Sassonia alla Grecia. In Italia cresce spontaneamente sull’arco alpino e sull’Appennino. Appartiene alla famiglia delle Pianaceae di cui fanno parte una cinquantina di specie.
È una “mesofila1” e “sciafila2”, tipica delle fasce montane, predilige le zone con discrete precipitazioni, elevata umidità durante l’estate e vegeta fra gli 800-2000 metri di altitudine
su terreni freschi e profondi di natura calcarea. Può formare boschi puri (abetine) o boschi misti, insieme a faggio, abete rosso, pino silvestre e cerro. Le radici dell’abete inizialmente sono fittonanti e successivamente si sviluppano verticalmente radici secondarie. Presenta un fusto diritto, colonnare e privo di rami fino ad una certa altezza, rivestito da una corteccia liscia di colore grigio chiaro nelle piante giovani, rugosa e fessurata in piccole placche negli esemplari adulti. È caratterizzato da una chioma verde scuro, piramidale e slanciata, che tende ad appiattirsi
con l’età. Le foglie sono aghiforme-appiattite, disposte a spirale, con apice leggermente smussato. Si distinguono gli aghi di luce e gli aghi d’ombra. Quelli d’ombra sono disposti a pettine, con la pagina superiore verde scuro, quella inferiore è bianca e cerosa, solcata da due bande stomatifere ben evidenti; gli aghi di luce hanno un portamento a spazzola e sono più corti.
Fiorisce tra maggio e giugno: gli sporofilli maschili di colore giallo-verdastro sono raggruppati nella parte inferiore del ramo dell’anno precedente; gli sporofilli femminili di colore rosso-violetto, a forma ovale, sono posizionati nella parte alta. Gli strobili3, formati dagli sporofilli femminili sono quasi cilindrici, lunghi circa 20 cm e larghi circa 5 cm, bruni a maturità. È un albero che produce melata. L’abete come tutti gli alberi dalle grandi dimensioni con chiome maestose è stato
sacro per diversi popoli e culture. Nel tempo ha perso questo simbolo ed è diventato, invece, simbolo della nascita di Cristo. Ma facciamo un passo per volta. Nell’antico Egitto era considerato simbolo della natività, infatti sotto la chioma di un abete nacque il dio di Biblos. Anche in Grecia era simbolo della natività, perché era sacro alla dea Artemide, dea della luna e protettrice della nascita. Il rito consisteva nello sventolare un ramo di abete con una pigna sulla cima, intrecciato all’edera. Inoltre, in primavera veniva innalzato un abete nella piazza del mercato, e danzatori
nudi percuotevano la testa di feticcio della ‘dea Madre’ per liberare lo spirito del nuovo anno. Questo rito deriva dal fatto che in greco abete bianco significa Elate, che corrisponde anche al nome della Dea della Luna nuova, detta anche Kainedes, da kainizo, che significa “rinnovare”.
Per i celti, l’abete (ailm), oltre che ad essere associato nell’alfabeto arboreo druidico alla prima lettera, era l’albero sacro dedicato alla nascita, nel giorno successivo al solstizio d’inverno del fanciullo divino. La tradizione celtica di tagliare un abete alla vigilia del solstizio e addobbarlo si è tramandata fino ai giorni nostri. Si presume che l’abete sia diventato simbolo del Natale intorno al 1800. Precedentemente, in Germania, le donne il martedì grasso venivano battute con dei rami di
abete come augurio di fecondità. L’abete è una pianta forestale importante, coltivata perché il suo
legno privo di canali resiniferi è ottimo per produrre segati e cellulosa. Viene impiegato anche come pianta ornamentale nei parchi e nei giardini. Comunque, oltre ad essere una pianta importante dal punto di vista selvicolturale lo è anche per la salute dell’uomo. Infatti, respirare in un’abetina l’aria balsamica aiuta a combattere la bronchite, l’asma e la sinusite. La resina estratta da aghi e gemme era impiegata per medicare le piaghe, per far calmare il mal di testa, aiutare a combattere
l’osteoporosi e alleviare i dolori reumatici. Inoltre, veniva usata per fare liquori e caramelle balsamiche. Le parti dell’Abete che sono ricche di tannini, trementina, provitamina A, aggiunti nell’acqua del bagno sono ottime per inalazioni, frizioni e per liberare il corpo da tossine.
L’infuso (30-40 g di gemme in un litro d’acqua) previene i calcoli ed ha un’azione diuretica e antisettica.


1 Specie che predilige un clima temperato.
2 Specie che tollera l’ombreggiamento (amica dell’ombra).
3 Pigne.


sabato 25 giugno 2016

Oggi iniziano i giorni del Melo.
Da condividere con amiche e amici nati dal 25 Giugno al 4 Luglio (periodo di Luce)Per augurare buon compleanno in modo diverso. Tratto da ALBEROLOGIA www.alberologia.it    
IL melo è un albero che, in astrologia celtica, è tradizionalmente associato all’amore, in quanto simboleggia la bellezza del seno femminile, mentre la polpa bianca del frutto ricorda l’alimento dei
bambini. Le persone appartenenti a questo albero sembrano molto riservate, distanti, pudiche e inaccessibili. Non si lasciano smuovere dagli attacchi di cui sono oggetto, non sottostanno ai limiti imposti dalle convenienze, ma rimangono profondamente e sinceramente attaccati ad un ideale di alto valore etico. Estremamente suscettibile, il Melo è sprezzante per tutto ciò che non è bello, buono e pieno di amore. Profondamente generoso, è incapace di qualsiasi calcolo. Per quanto
riguarda le amicizie, i nativi del melo sono pronti a dare una mano a tutti, ma sono incapaci di esprimere le proprie esigenze. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al bagolaro, al faggio e al pioppo.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, il Melo è amante straordinario. Non mancandogli il buon senso, può anche rassegnarsi a un matrimonio senza passione; tuttavia non rinuncerà per questo ad amare e a essere amato. Se trova il partner giusto, il rapporto che stabilisce diventa idilliaco.
La via sentimentale è spesso movimentata e variabile. Buona e affiatata l’unione con le persone appartenenti alla quercia; entrambi appassionati della voluttà sentimentali. Positiva anche l’intesa con i nativi appartenenti all’albero del pino.

Melo (Pyrus malus L.)

Per presentare un qualsiasi melo è necessario partire dal melo selvatico perché è l’antenato di tutte le varietà di melo. Questo albero può raggiungere i 5-6 metri di altezza. È originario dell’Europa e del Caucaso, infatti il suo areale si estende dalla Scandinavia e dalla Spagna, fino al Mar Caspio. Appartiene alla famiglia delle Rosaceae che annovera oltre 100 generi e circa 3200 specie.
In Italia è presente su tutto il territorio, in particolare sui terrazzi fluvioglaciali dell’alta pianura padana e sulle fasce collinari e montane e su suoli subacidi. Lo si trova lungo le siepi e nei boschetti. Si consocia con latifoglie come rovere, roverella, farnia e carpino. Per quanto
concerne le sue caratteristiche autoecologiche possiamo affermare che è una specie mesofila1.
Il melo non è molto longevo, riesce a vivere massimo 80-100 anni. Possiede un fusto corto e dritto rivestito da una corteccia brunastra che si fessura in squame con l’età. Ha una chioma densa, espansa e rotondeggiante, caratterizzata da rami spinosi. Le foglie sono decidue, alterne e picciolate, ovate con apice brevemente appuntito e margine dentato. I fiori sbocciano a fine maggio e sono larghi circa 3-4 cm, con petali esternamente rosa e bianchi all’interno. Il frutto è un pomo globoso con diametro di 2-4 cm a maturazione, che avviene tra settembre e ottobre, assumendo una colorazione rossastra. Il melo è una specie mellifera dotata di ottime proprietà nettarifere.
Il frutto del Melo da sempre rappresenta il simbolo del peccato originale per l’atto commesso da Adamo ed Eva. Ovviamente quando pensiamo ad una mela la associamo a queste due figure, ma vi sono altre leggende legate a tale frutto.
Ad esempio, per i greci, era simbolo di immortalità. La mela, se tagliata trasversalmente, manifesta nei suoi semi un pentacolo, una stella a cinque punte che per la stregoneria ha sempre rappresentato un basilare quanto potente simbolo magico. Dal termine gallese Aval (inglese apple) deriva il nome della leggendaria Isola delle mele, Avallon, in cui si rifugiò Re Artù prima di liberare il suo popolo dagli invasori. Si racconta che il Mago Merlino impartiva lezioni sotto un albero di melo. Inoltre, il melo rappresenta il contatto con i mondi spirituali ed è il simbolo che rende gli uomini degni di ricevere aiuto divino e ispirazione. Un altro mito che vede la mela protagonista di episodi
spiacevoli è la leggenda che narra della distruzione della città di Troia. Tutto ebbe inizio da un concorso di bellezza tra Era, Atena e Afrodite. Fu scelto come giudice della competizione Paride, figlio del re di Troia; la gara prevedeva come trofeo una mela d’oro.

Ogni dea offrì un dono particolare al giovane, Afrodite offrì l’amore di una bellissima ragazza nata da un cigno. A questa dea il giovane assegnò la vittoria, suscitando l’ira delle altre due concorrenti, con la nefasta conseguenza per la città di Troia.
Probabilmente il detto popolare “una mela al giorno leva il medico di torno” deriva dalle leggende relative ad Alessandro Magno e alla dea Idun, i quali si erano imbattuti in mele che avevano la capacità di allungare la vita anche fino a 400 anni. Al di là delle leggende, la mela, grazie alle sue grandi quantità di vitamine, zuccheri, proteine, sali minerali, fosforo e acidi organici facilita la digestione e produce molti altri effetti benefici: funge da calmante, antisettico, diuretico,
decongestionante, antireumatico. Inoltre, la mela grattugiata è efficace per curare la diarrea dei neonati. Il decotto di mela, “acqua di mela”, con l’aggiunta di 10 g di foglie essiccate, limone, cannella e zucchero è utile per fortificare nervi e memoria. Una poltiglia di mela e zolfo cotto nel forno, applicata sulle parti malate, consente di curare la tigna e la scabbia. Oltre al frutto, anche la corteccia è utile: il suo decotto svolge un’azione astringente e febbrifuga.


1 Specie che predilige un clima temperato.


venerdì 24 giugno 2016

Da condividere con amici ed amiche nate oggi 24 Giugno (Solstizio d’estate); da oggi i giorni iniziano ad accorciarsi fino al 22 Dicembre (solstizio d’inverno)
Per augurare buon compleanno in modo diverso.
Tratto da Alberologia www.Alberologia.it

La betulla è un albero che cambia scorza e per questo motivo considerato dagli antichi Celti una delle vie di accesso alla luce e all’immortalità. I druidi effettuavano cerimonie salendo lungo il
tronco di questa pianta e cantando brani appropriati.
Le persone appartenenti a questo albero sono molto gelose, irascibili, possessive e talvolta invidiose. Nonostante un carattere così difficile possiedono l’arte della dialettica e hanno grandi capacità di persuadere e convincere gli altri.
Nervosi ed irrequieti, i nativi della betulla sono geniali e abili strateghi. Dotati di grande intelligenza, non sono molto socievoli e non fanno concessioni. Tuttavia, la loro compagnia è molto ricercata, perché sono affascinanti. Per quanto riguarda le amicizie, i nativi della betulla sono persone sempre impegnate che intrattengono continui contatti e rapporti soprattutto di tipo professionale. Dai rapporti possono far nascere grandi amicizie anche se non è la loro modalità preferita per iniziarne dei nuovi. Generalmente, all’inizio fanno molte promesse e intrattengono
buone relazioni, ma queste durano poco quando si impara a conoscerli meglio. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al cipresso, che sono i loro compagni preferiti perché generosi, resistenti e non rifiutano mai un lavoro. Buoni anche i rapporti con i nativi dell’abete, poiché li aiutano a non vagabondare e a trovare la giusta direzione nella vita. Per quanto riguarda la vita sentimentale, la Betulla sebbene di natura sensuale, non è amante appassionata, in
quanto le riesce difficile abbandonarsi completamente. È sentimentale, spesso infedele, ma capace di avere un ottimo rapporto con il partner in una vita sentimentale intensa; provoca però molta gelosia nei suoi partner ed ella stessa può diventare gelosa tanto da arrivare a spiare i propri partner per paura di essere tradita. Buona l’intesa con le persone appartenenti al carpino, con le quali può persino dimenticarsi di cercare e di sedurre.


Betulla bianca (Betula pendula Roth)

Questo albero può raggiungere i 15-20 metri di altezza, ma può arrivare a toccare i 30 metri. Il suo areale si estende dall’Europa, ad eccezione di Spagna, Portogallo e Scandinavia, fino ai Balcani e Caucaso. Questa pianta ha dato il nome alla famiglia delle Betulaceae che annovera ben 150 specie presenti in tutto l’emisfero nord. In passato di questa famiglia facevano parte solo il genere Betula ed Alnus per un totale di circa 60 specie diverse; ora, in una più recente classificazione, sono state inserite a livello di sottofamiglie anche il genere Corylus, Ostrya e Carpinus per un totale di oltre 50 specie. La betulla è una specie pioniera, colonizza velocemente i terreni sabbiosi, sassosi, aridi, acidi e poco profondi. Ama il sole e resiste al freddo e al gelo, vegeta dalla collina fino ai 2000 metri di quota. Forma boschi puri, oppure si consocia con latifoglie e conifere. È una specie dotata di un rapido accrescimento ed ha una longevità di 100 anni circa. È caratterizzata da un fusto diritto, elegante e snello, rivestito da una corteccia bianca-rosata con lenticelle orizzontali nerastre negli individui adulti. La chioma è leggera e rada, con i rami terminali pendenti.
Le foglie sono decidue, alterne, picciolate con margine dentato, lungo 4-7 cm, di colore verde chiaro sia sulla pagina superiore che inferiore. La fioritura avviene tra marzo e aprile, ed essendo una pianta monoica possiede sullo stesso individuo sia fiori maschili che quelli femminili.
Gli amenti1 maschili, disposti in gruppi di 2-4, sono gialli, lunghi 3-4 cm, quelli femminili sono peduncolati, lunghi 1-2 cm e di colore verdastro. Il frutto è un achenocono2 derivato dall’infiorescenza femminile.
Per i celti, il primo mese del loro anno (novembre) è rappresentato dalla betulla perché è un albero pioniere che indica “i nuovi inizi e le nuove opportunità”; essendo, inoltre, una delle prime piante
delle foreste nord europee a formare le foglie, è considerata dalle popolazioni locali come simbolo di bellezza, di vita, giovinezza e fecondità. Per questo motivo dalle betulle venivano ricavate verghe, che le contadine usavano per scacciare lo spirito dell’anno vecchio, mentre i romani le donavano durante la cerimonia di insediamento ai consoli.
Le fruste ricavate dalla betulla venivano utilizzate per la fustigazione, dopo che questa pianta divenne simbolo del potere coercitivo. Si riteneva che un ramo di betulla posto sul tetto di una casa avesse il potere di allontanare insetti e formiche. Questo in realtà dipende dall’effetto repellente che il legno provoca sugli insetti. L’albero della betulla è stato sempre molto utile all’uomo, infatti
oggi può essere piantata per preparare un rimboschimento o come pianta ornamentale. Il suo legno elastico e bianco può essere utilizzato per fabbricare giocattoli, oggetti di uso domestico e per lavori di falegnameria ed è anche un ottimo combustibile. La corteccia invece, è impiegata nell’industria conciaria e farmaceutica; in passato veniva utilizzata maggiormente poiché serviva a rivestire i tetti delle case, creare cesti, scatole, cinture; grattugiata serviva per allungare le farine dei cereali. Nei paesi nordici dalla fermentazione della linfa estratta dal tronco in primavera, e con l’aggiunta di zucchero e miele, si ottiene una bevanda alcolica dissetante. La betulla è caratterizzata anche da
proprietà medicinali. Ad esempio, le foglie e le gemme in infuso hanno effetto diuretico, facilitano l’espulsione dei calcoli e favoriscono anche l’eliminazione dell’acido urico. Sempre in infuso, le foglie hanno proprietà depurative, emollienti, curative della calvizie e contrastano gli inestetismi della pelle.

1 Infiorescenza simile ad una spiga, provvista di un asse molle e pendulo.
2 Frutto che non si apre, sotteso da squame o brattee disposte a spirale lungo un asse
centrale.





martedì 14 giugno 2016

Da condividere con amici ed amiche nati dal 14 al 23 Giugno (periodo di Luce.)
Per augurare buon compleanno in modo diverso.
Tratto da Alberologia www.alberologia.it
Il Fico è un albero considerato dagli antichi Celti grande amico dell’uomo perché il suo frutto può essere conservato a lungo dopo essere stato essiccato sotto i raggi del sole. Per questo motivo viene
associato alla costellazione celtica del Grande Cane, il miglior amico dell’uomo.
Le persone appartenenti a questo albero sono molto appassionate ed istintive, sempre pronte ad aiutare il prossimo. Molto indipendenti, gradiscono la compagnia e si affezionano fino alla morte ad una persona. Sempre allegre con quelli che amano, sensibilissimi e vagamente complessati, hanno bisogno di spazio, di calore umano, di libertà e si deprimono quando si trovano in ristrettezze e costrizioni. Possiedono un carattere molto semplice e hanno bisogno di essere legate a qualcuno e di avere un ruolo preciso da svolgere.
Il Fico è un tipo pratico, lucido e la sua intelligenza ha sempre un pizzico di humour.
Per quanto riguarda le amicizie, sono molto socievoli, in quanto intrattenere rapporti umani è per loro una necessità vitale e i rapporti di amicizia sono per loro eterni. Molto buoni i legami con le persone appartenenti al Pino, con le quali possono nutrire un’alta considerazione reciproca e sviluppare una complicità che con il tempo tende ad approfondirsi. Interessanti anche i rapporti con i nativi del Corniolo.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, il fico è essenzialmente sensuale, caloroso e stimolante. Molto dolce e sentimentale, pur non essendo un romantico, è un innamorato presente anche sul piano sessuale.
La famiglia è per lui importantissima e lavora con accanimento per apportare ad essa benessere. Buona l’intesa con le persone appartenenti al Pino, con le quali è possibile avere un’unione basata sull’amore e sull’amicizia e con quelle appartenenti al Tiglio, con le quali possono trovare un’ottima intesa pur essendo diversi. Unioni sconsigliate quelle con le persone appartenenti al Frassino e al Pioppo.

Fico (Ficus carica L.)
Questo albero può raggiungere i 10  metri di altezza, ma spesso è più basso e con portamento arbustivo. È originario dell’Asia sud occidentale; il suo areale è molto vasto, anche se introdotto da antichissima data nell’area mediterranea, viene anche coltivato anche in America, Nuova Zelanda e Australia. Appartiene alla famiglia delle Moraceae e a questo genere, sono ascritte oltre mille specie presenti nei due emisferi.
È una pianta resistente alla siccità e agli inverni mediamente rigidi. (-8C°)
Se coltivato, teme i ristagni idrici e preferisce i terreni freschi, profondi e ricchi di sostanza organica. La forma selvatica è una pioniera, cresce sulle rocce, sui vecchi muri e nelle fessure dei marciapiedi. È una pianta poco longeva. È caratterizzata da radici espanse e superficiali, con fusto robusto e un po’ contorto, rivestito da una corteccia sottile, liscia di colore grigio cenere. La chioma è rada, espansa di colore verde chiaro e i rami principali sono pochi, lunghi e tortuosi. Le foglie sono decidue, alterne, picciolate, lunghe circa 20 cm, palmate-lobate con la pagina superiore ruvida e glabradi colore verde scuro, quella inferiore biancastra.
Fiorisce in primavera, ed è caratterizzata da fiori unisessuali: quelli maschili sono ridotti ad un solo stame, quelli femminili con un solo ovario. I fiori maschili e femminili compaiono su alberi separati riuniti in un ricettacolo carnoso che poi si sviluppa in un falso frutto carnoso detto sicono o siconio.


Prive di peli.


Il Fico domestico produce due tipi di frutti: i fioroni che maturano nella tarda primavera, i fichi veri che maturano a fine estate. La forma del frutto è variabile, da sferica appiattita a piriforme allungata. Il colore può essere verdastro o nero. L’impollinazione viene effettuata da un piccolo eminottero, la Blastophaga, che penetra nel sicono attraverso un’apertura apicale. Le basse temperature e la grandine possono distruggere la produzione. Altri danni sono causati dalla virosi (mosaico), marciume radicale e da alcuni insetti. Nell’antichità si pensava che il fico fosse uno degli alberi preferiti dagli dei, perché sembrava formare frutti senza fiori. Era venerato e sacro ai romani: una leggenda narra che lungo il Tevere vegetava un fico di notevoli dimensioni, al quale fu attribuito il nome di fico ruminale derivato dal fatto che i pastori si riposavano sotto l’ombra della sua chioma, mentre le loro greggi si abbeveravano nell’acqua del Tevere. Due sono gli episodi che hanno reso sacro il fico.
Il primo episodio risale al giorno in cui il suo tronco impedì di far annegare la cesta che conteneva Romolo e Remo, i quali furono allattati dalla lupa che poco prima aveva mangiato i frutti del fico caduti a terra. L’altro episodio che lo ha reso sacro narra che durante una notte la pianta non fu più trovata nel solito posto lungo il Tevere, ma al centro del foro, ringiovanita e pronta a dare i suoi frutti. Dalla leggenda sembra che il fico abbia avuto un ruolo fondamentale nella storia della nascita di Roma. Non c’è ombra di dubbio che l’impiego principale del fico è quello di essere coltivato come albero da frutto. Infatti, è ritenuto un alimento completo, in quanto ricco di zuccheri, vitamine, proteine e grassi (1 g di polpa fornisce 2,5 calorie); non a caso era la base alimentare degli atleti. Il fico può essere consumato fresco, sotto forma di marmellata o essiccato. In questo ultimo caso il si associa bene ad altri frutti secchi, come noci e mandorle, o con prosciutto e formaggio. Oltre al suo valore nutritivo, il frutto del fico ha anche proprietà medicinali, infatti contribuisce a tonificare la mucosi intestinale. Inoltre, ha anche proprietà dermatologiche ed emollienti. Il lattice che si ottiene quando si spezza un rametto o staccando un frutto immaturo, è dannoso se ingerito, ma è ottimo per foruncoli, dermatite e morsi di cane. Veniva usato come anestetico sulle punture degli insetti (api e vespe) poiché ne impedisce, o comunque ne limita enormemente il gonfiore, lenendone il dolore. Il lattice in passato veniva usato anche come caglio del latte. Le foglie essiccate venivano fumate al posto del tabacco, oppure, se ancora verdi, venivano impiegate per pulire gli utensili.

Il Flos Medicinae Salerni comunemente “Regola sanitaria salernitana”, (Ed. TEN, 1994), è un poemetto in versi leonini, datato intorno al XI-XII secolo e contenente una sintesi di precetti della famosa scuola medica. A proposito del fico recita:
Scrofa, tumor, glandes, ficus cataplasmati cedunt.
Junge papaver ei, confracta Pomosus fortis tenet ossa.2

2 Le scrofole, i tumori e le glandule si guariscono con i cataplasmi di fico.

Unito al papavero salda le ossa fratturate.

sabato 4 giugno 2016

Da condividere con amici ed amiche nati dal 4 al 13 Giugno  (periodo di Luce.)
Per augurare buon compleanno in modo diverso.
Tratto da Alberologia 
www.alberologia.it

Il carpino è un albero associato dall’astrologia celtica alla costellazione della Lira o Arpa: i suoi rami sembrano formare il profilo dell’arpa e il vento tra le sue foglie produce suoni piacevoli.
Le persone appartenenti a questo albero sono di natura molto sensibile, con un’anima piena di poesia e armonia. Molto curiosi, si interessano sempre a ciò che non li riguarda rischiando così di trovarsi in mezzo ai guai. I nati sotto questo albero attribuiscono grande importanza alla forma, sono talmente esteti e perfezionisti che in casi estremi possono raggiungere forme maniacali. Pur detestando le responsabilità, hanno un grande senso del dovere, uno spiccato senso della disciplina
e dell’obbedienza. Amano far parte di un gruppo organizzato, portare qualche insegna e assistere a riunioni. Molto conservatore, il Carpino non sopporta lasciarsi andare, guarda con diffidenza alle idee nuove, che fa sue solo dopo averle ben vagliate. Intelligente, estetizzante, intuitivo, è attratto da tutte le arti, soprattutto quelle figurative.
In generale, le persone che appartengono a questo albero hanno la notevole facoltà di modificare l’ambiente diffondendo vibrazioni che rendono felici chi li circonda. Infatti, non si lasciano mai imprigionare dalla depressione o da sentimenti negativi. Per quanto riguarda le amicizie, i nativi del carpino sono persone molto socievoli e amano catalizzare l’attenzione su di loro. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti alla quercia, con le quali condividono l’amore
per le cose eccentriche e riescono sempre a divertirsi. Buoni i rapporti di amicizia anche con i nativi del faggio, che li considerano divertenti per il loro carattere audace e le loro idee strane; e con quelli del noce, con i quali condividono una forte sensibilità.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, il Carpino è un amante profondamente onesto e ammirevole; per lui l’amore non è da prendere alla leggera. I piaceri dei sensi lo appassionano e costituiscono il sale della sua vita. Tuttavia, per il Carpino è importante non solo l’aspetto
fisico, ma soprattutto la capacità di risonanza del cuore. È più interessato alla bellezza del gesto che al piacere.
Buona l’intesa con le persone appartenenti alla betulla, con le quali il Carpino può riuscire a creare un rapporto telepatico. Altre unioni valide sono quelle con i nativi del cipresso.

Carpino bianco (Carpinus betulus L.)

Questo albero può raggiungere i 20-25 metri di altezza ed è dotato di una ottima facoltà pollonifera. Il nome Carpino deriva dal celtico car, legno, e pin, testa, letteralmente, la testa dei giocattoli, realizzati spesso con il legno di carpino.
Il suo areale si stende dalla Francia e dall’Italia fino alla Russia, Asia Minore e Caucaso. Appartiene alla famiglia delle Betulaceae anche se in passato veniva classificato, assieme al nocciolo, in una famiglia distinta col nome Corylaceae (parente al nocciolo) e nel suo genere se ne contano circa 30 specie tutte presenti nell’emisfero boreale.
È una specie igrofila1, mesofila2. Predilige i terreni freschi, fertili e leggermente acidi. Può formare boschi puri, ma nella maggior parte dei casi vegeta in consociazione con il castagno, faggio, nocciolo e farnia in ambienti luminosi e ben esposti fino ai 1000-1200 metri di quota. Ha una crescita lenta ed ha una longevità di 100-150 anni circa.
È caratterizzato da radici ampie e poco profonde, con fusto diritto, rivestito da una corteccia grigia e liscia. La chioma è verde scuro, ovale e allungata, con rami espansi e tomentosi. Le foglie sono decidue, ovate, margine dentato, lunghe fino a 10-15 cm.
Fiorisce in marzo: gli amenti3 maschili sono lunghi 3,7 cm, quelli femminili sono disposti in spighe e spuntano all’estremità del nuovo rametto. Il frutto
è una pseudosamara4 brunastra, appiattita e protetta da una bratta. È una specie con scarse proprietà mellifere.
Come abbiamo detto in precedenza, il carpino ha un’ottima facoltà pollonifera, per questo viene impiegato come siepe: resiste alla potatura o ceduata o capitozzata. Nella ceduazione viene tagliato il fusto a livello del suolo e i nuovi polloni (germogli radicali) che germogliano vengono utilizzati per fare fascine. Nella capitozzatura il fusto viene tagliato ad altezza d’uomo, affinché i germogli non vengano danneggiati dal pascolo; le foglie, infatti sono molto appetibili dal bestiame. Avendo
una chioma densa, il carpino, viene impiegato per formare barriere frangivento per proteggere alcune colture. Il legno è un ottimo combustibile e dà un carbone di qualità. Il legno duro e poco flessibile, veniva lavorato per ottenere utensili resistenti come martelli e raggi di ruote. Dal suo legno si ricavano birilli e alcune parti del pianoforte.
Dal punto di vista medicinale il carpino ha proprietà astringente e antidiarroica.


1 Specie che necessita di un costante apporto idrico.
2 Specie che predilige un clima temperato.
3 Infiorescenza simile a una spiga, provvista di un asse molle e pendulo.
4 Frutto semplice indeiscente (che non si apre) con esocarpo provvisto di espansioni alari, lungo una o due volte il pericarpo.