sabato 12 novembre 2016

Per augurare loro un buon compleanno ad amici e amiche nati dall’ 12 al 21 Novembre                             (periodo di Buio).
Tratto da ALBEROLOGIA di Antonio de Bona
www.alberologia.it

 Il castagno è un albero che la mitologia celtica associa al racconto di Branwen, dea dell’amore e della fecondità, che su richiesta del dio Llyr si era trasformata in una balena per uccidere la principessa incatenata, la quale, però, prima di poterla ingoiare, venne uccisa dall’Eroe Solare.
Il castagno produce frutti deliziosi avvolti in un involucro pieno di spine. Le persone appartenenti a questo albero sono un po’ come il tenero e delizioso frutto di questa pianta avvolto con triplice buccia, il cui aspetto esterno rischia di scoraggiare chi si avvicina. Infatti, il Castagno è una persona meravigliosa, dai molteplici aspetti, con risorse inesauribili.
Appare come un personaggio freddo, distante, autoritario al quale non conviene avvicinarsi. Ma quando apre il suo cuore, si dona tutto, sorprendendo per la grazia e la forza dell’amore che sprigiona. Generalmente ha un cuore d’oro che rivela solo raramente. Sensibile ed emotivo, docile ma tenace allo stesso tempo, autoritario, volitivo, testardo, tenero, moralista fino a essere puritano, il Castagno ama il comfort e il lusso e ha una spiccata sensualità. In lui è molto forte il senso di giustizia fino a reagire alle ingiustizie anche in modo violento essendo piuttosto collerico.
La sua intelligenza è concreta, in quanto si basa sull’esperienza e sull’osservazione, poco incline a fantasticare. Per quanto riguarda le amicizie, i nativi del Castagno hanno grande predisposizione ai rapporti umani, anche se non sembrano propensi a fare il primo passo. Apparentemente freddi e distanti, affascinano gli altri. Per quanto riguarda la vita sentimentale, il Castagno è molto bisognoso d’amore, grande amante mai platonico e tanto meno monogamico. Leale al proprio ritmo
interiore, il Castagno è sempre innamorato, ma spesso di persone molto diverse che per un motivo o l’altro lo attirano. Buona l’intesa con le persone appartenenti al pino o alla betulla.


Castagno (Castanea sativa Mill.)

Albero maestoso, può raggiungere i 25-30 metri di altezza, dotato di una spiccata facoltà pollonifera. Si presume sia originario dell’Iran, poi importato nell’Europa meridionale, Nord Africa e Asia occidentale; in particolare il suo areale si estende dalla Spagna all’Asia Minore e sull’Atlante algerino. Scientificamente appartiene alla famiglia delle Fagaceae; al genere Castanea sono ascritte 12 specie delle regioni temperate dell’emisfero boreale. Si presume sia originario dell’Iran, poi importato in Europa. Il termine deriva dalla città di Castanis, in Asia Minore.
È una specie eliofila1 e mesofita2, predilige i terreni acidi, profondi e leggeri. Non sopporta i terreni pesanti, ama i climi temperati, ma resiste bene ai freddi intensi. È una pianta diffusa dal livello del mare fino ai 1500 metri di altitudine. Può vivere in consociazione con il rovere, cerro, ma può formare anche boschi puri (castagneti) generalmente condotti a ceduo3. (ceduo castanile)
Le malattie che hanno contribuito alla riduzione dei castagneti sono il cancro della corteccia e il mal d’inchiostro. Il cancro della corteccia è un’infezione causata dai tagli di potatura o ferite provocate da mezzi meccanici. Invece, il mal d’inchiostro si verifica quando le ceppaie sono ricoperte da accumuli di foglie o sostanza organica. Negli ultimi anni sono stati fatti alcuni tentativi per recuperare i castagneti ai fini produttivi.

1 Specie che vegeta solo in condizioni di piena illuminazione.
2 Specie che predilige un clima temperato.
3 Forma di coltura con turni di tagli compresi tra i 10-20 anni.

Il castagno è un albero longevo, può vivere tra i 500-1500 anni circa. Possiede un fusto diritto che può raggiungere anche i 10-12 metri di circonferenza ed è ramificato nella parte medio-alta.
La corteccia è brunastra con sfumature grigiastre negli esemplari adulti e si fessura in lunghi solchi. La chioma è conico-piramidale nei giovani esemplari; espansa e globosa negli esemplari adulti. I rami sono bruno lucenti, ornati da lenticelle brunastre, con foglie lunghe 10-20 cm, decidue e alterne, di colore verde lucido sulla pagina superiore, più chiaro in quella inferiore, di forma ellittico-allungata, con apice appuntito e margine seghettato.
È una specie monoica4 che fiorisce tra giugno e luglio. Le infiorescenze5 maschili sono amenti6 eretti e sono rappresentate da spighe lunghe 10-20 cm di colore giallo verdastro; quelle femminili sono costituite da fiori singoli o riuniti a gruppi di 2-3, posti alla base delle infiorescenze maschili. Il frutto è un achenio7 comunemente conosciuto con il nome di castagna, rivestito da una cupola spinosa, detta riccio. Generalmente ogni riccio contiene 2-3 castagne. L’impollinazione può essere anemofila8 o entomofila, (impollinazione ad opera degli insetti). È una specie mellifera con ottime proprietà nettarifere. Tutte le varietà derivano dalla Castanea sativa, e si distinguono in quattro gruppi varietali: Marroni, Castagne, Eurogiapponesi e Giapponesi.
Senza entrare troppo nei particolari, possiamo dire che la scelta della varietà dipende dalle esigenze di mercato. Ad esempio, la varietà marroni è molto richiesta sul mercato e spunta degli ottimi prezzi.
È caratterizzata da frutti di media-grande pezzatura, ossia da 55 a 70 unità per kg. La raccolta avviene gradualmente, come la maturazione e viene attuata attraverso la raccattatura o una leggera bacchiatura. La produzione media è di circa 30-40 q.li/ha. A dimostrazione della sua maestosità, si racconta che la Regina d’Aragona si riparò durante un temporale, con tutti i suoi cavalieri e cavalli, sotto la chioma di un castagno che ancora oggi vegeta sull’Etna. Per questo motivo l’albero prese il nome di Castagno dei cento cavalli.


4 Specie con fiori unisessuali sulla stessa pianta.
5 Sistema di ramificazione che porta fiori e, spesso, brattee.
6 Infiorescenza simile ad una spiga, ma provvisto di un asse pendulo e molle.
7 Frutto semplice indeiscente (che non si apre) con il pericarpo contiguo al seme.
8 L’impollinazione avviene tramite il vento.

Il castagno è diventato il simbolo di Cristo e della Vergine Maria perché il frutto avvolto nell’involucro spinoso ricorda la sofferenza di Gesù con addosso la corona spinosa e la Madonna perché cresciuta lontana dal peccato originale. La castagna è simbolo di castità, perché il nome castanea, contiene la radice latina casta, pura. Il castagno è simbolo della resurrezione, grazie alla sua capacità pollonifera: dopo che la pianta viene tagliata, dalla ceppaia fuoriescono altri polloni (germogli radicali). L’uso più importante del castagno è quello alimentare. La castagna è un frutto ricco di amido, infatti, in passato, veniva chiamato albero del pane, perché rappresentava la base alimentare delle popolazioni di montagna povere. Le castagne possono essere servite lesse, arrostite
e mangiate davanti un bel camino, cotte nel latte, ridotte in farina, mescolate con lo zucchero, oppure come castagnaccio; i frutti della varietà Marroni vengono conditi e prendono il nome di Marron glacè.

Il Castagno oltre ad essere fonte di alimentazione, condotto a bosco ceduo, è anche un’importante fonte di reddito. Infatti, dal suo legno elastico e molto resistente, si realizzano travi, paleria, tavoli, infissi e compensati. La resistenza del legno agli agenti e tarli dipende dall’abbondante contenuto di tannino. In passato il tannino veniva estratto per conciare le pelli. Dalla decomposizione di foglie e ceppaie, si ottiene un terriccio molto usato nei vivai. Il tabacco, a volte, veniva sostituito dalle infiorescenze secche. Il castagno ha potere astringente, ma le sue proprietà medicinali sono spesso state offuscate dall’importanza alimentare e selvicolturale che riveste tutt’oggi questa pianta. L’infuso della corteccia aiuta a guarire l’ulcera della bocca e dello stomaco.

giovedì 3 novembre 2016

Da condividere con amici ed amiche nati dal  3 all’ 11 Novembre (periodo di buio)
Tratto da Alberologia 
www.alberologia.it

Il Pioppo è l’albero dal cui legno è stata ricavata la clava di Ogmios, figlio di Dis, il dio padre degli dei e degli uomini. Narra la mitologia celtica che Dis, dopo aver a lungo meditato, prese la decisione di generare con una donna mortale un figlio capace di superare prove incredibili, così da conquistarsi il rango degli dei, divenendo immortale e protettore di dei e uomini.
Dopo aver scelto con cura la donna che avrebbe potuto generarlo, si unì a lei per trentasei ore, assumendo le sembianze del suo legittimo sposo. Da questa unione nacque Ogmioss che iniziò subito a parlare, inventando l’antica scrittura celtica, denominata ancora oggi Ogam.
Successivamente, al pari dell’Eracle/Ercole della tradizione classica ellenico-romana, eseguì i famosi dodici lavori che lo resero un eroe immortale.
Il pioppo è una pianta che cresce alta verso il cielo e questo ascendere verso l’alto ricorda Ogmios, l’eroe capace di diventare immortale con la propria forza in virtù di un’indomita e tenace volontà.
Le persone nate sotto questo albero sono pieni di volontà e perseveranza inflessibili e non rinunciano ad affrontare una prova, un’azione o un combattimento. Amano e ricercano le prove più difficili, la realizzazione dei propri obiettivi è prioritaria in tutti i rapporti. Chi è nato sotto questo albero quando si mostra in società viene notato perché ha una personalità affascinante che sembra guardare sempre altrove verso un orizzonte lontano dalle abituali preoccupazioni degli uomini.
Non ama essere disturbato o essere in ritardo e ogni suo desiderio diviene una sorta di ordine da realizzare immediatamente. Nonostante l’apparenza, è in realtà molto sensibile, ma non lo dimostra in quanto svela raramente i propri sentimenti. Molto coraggioso e orgoglioso, non sembra quasi mai agitato. Soffre in silenzio per le più piccole cose e tutto può ferirlo. Poco materialista, spesso bohémien, è tuttavia abilissimo nel guadagnare denaro, ma non è avido. Molto organizzato, pensa sempre al suo avvenire. Il suo spirito di indipendenza gli farà sopportare solo le costrizioni che sarà stato lui a crearsi. Attraente, bello da giovane, il Pioppo in molti casi invecchia male in quanto tende col tempo a lasciarsi andare. La sua intelligenza è sottile, ma la sua lucidità e il suo senso critico possono soffocare le sue aspirazioni ostacolandone la realizzazione.
Per quanto riguarda le amicizie è molto importante che si circondi di persone piene di entusiasmo. In generale, i rapporti di amicizia sono sempre legati alla realizzazione dei propri progetti. Spesso si trova a ricoprire il ruolo del fratello maggiore o del protettore, ricevendone riconoscenza. Molto buona è l’amicizia con persone del tiglio con le quali potrà condividere interessi e sulle quali veramente potrà contare.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, le persone appartenenti al Pioppo necessitano di avere un partner intelligente e sensibile che non sia troppo esigente in amore e che si accontenti anche nei periodi di riposo del guerriero. Molto fedele, anche se arriva a non stimare più il partner, non divorzia perché non si aspetta di trovare di meglio. Molto buona l’intesa con i nati del salice con i quali instaurare un rapporto competitivo e molto stimolante. Più problematici i rapporti sentimentali
con quelli del frassino e del fico.

Pioppo tremolo (Populus tremula L.)

Albero alto fino a 20 m, facilmente pollonante, dalla chioma piramidale-allungata, verde chiaro. Il tronco diritto o sinuoso presenta una scorza sottile, liscia, verdognola, che con l’età si ispessisce, diventa grigiastra e si screpola abbondantemente. Le foglie decidue, alterne, glabre sulle due facce, presentano un lungo picciolo caratteristicamente appiattito in senso verticale e una lamina tondeggiante, a volte più larga che lunga, con base arrotondata o cuoriforme e margine ottusamente dentato o sinuato. La pagina superiore è verde vivo, sublucida, quella inferiore leggermente più chiara e opaca. Le foglie turionali si presentano completamente differenti: tormentose, grigio-verdastre, ovato-triangolari e subcordate, con margine quasi intero.
Fiori unisessuali in amenti lunghi fino a 12 cm; il frutto è una capsula oblungo-piriforme, che si apre in due valve e libera una massa cotonosa di semi minutissimi. Vive nei boschi e nelle boscaglie, la durata della sua vita si aggira mediamente intorno ai 70-80 anni. Specie frugale
e pioniera che caratterizza le boscaglie su suoli poveri, preferibilmente acidi, tra il livello del mare e 2000 m di quota. È una specie mellifera dalla proprietà nettarifera elevata. Il suo areale va dalla Scandinavia e dalla penisola iberica e il Nord-Africa alla Siberia orientale. Comune in Italia. Presente nel parco di Gallipoli all’ “Acqua del tremolo”, il turista o viandante vi si può dissetare ad una freschissima sorgente.
Per il suo comportamento pioniero è utile nella riforestazione naturale di pendici franose; inoltre è specie di interesse ornamentale, grazie soprattutto alle foglie tremule.
Populus tremula il suo nome scientifico; appartiene alla famiglia delle Salicaceae e dunque tutti i salici sono suoi parenti. A questo genere sono ascritte circa 40 specie proprie delle zone temperate dell’emisfero boreale. Il pioppo tremolo deve questo nome al tremolio che caratterizza il continuo movimento delle foglie al vento. Questo tremolio è causato dalla forma del picciolo della foglia, che come già accennato, è appiattita lateralmente. Per questa forza occulta il pioppo rappresenta la protezione e col suo legno venivano costruiti gli scudi da portare in battaglia. Si racconta che in Grecia, Leuke, una meravigliosa ninfa, per sfuggire ad Ade, che si era innamorato di lei e la voleva per sé, si trasformò in un pioppo bianco, che il Signore dell’oltretomba portò nel suo mondo e pose accanto alla magica fonte Mnemosine, ovvero la Fonte della Memoria, la cui acqua poteva far accedere i degni defunti all’immortalità.
Nella farmaceutica popolare viene usato per sfruttarne le proprietà diuretiche ed antidolorifiche, ma soprattutto quelle balsamiche. Le gemme in particolare contengono derivati flavonici, olio essenziale e due glucosidi (populina e salicina) che per idrolisi ed ossidazione danno luogo all’acido salicilico. Per questo risultano efficaci contro i dolori reumatici e nevralgici. In infuso si ottiene un buon espettorante, emolliente e calmante della tosse; può essere d’aiuto nel trattamento delle
bronchiti croniche. Si ottiene anche un unguento detto ‘populeo’ dalla macerazione delle gemme in glicerina, molto utile per frizioni balsamiche o inalazioni. Questo unguento trova numerose applicazioni per l’uso esterno, essendo un buon antisettico ed astringente. Era utilizzato
per calmare i dolori delle emorroidi, per disinfettare ferite, piaghe e ustioni e per smorzare il bruciore in molte dermatosi.
Le persone che soffrono di allergie, imprecano contro queste specie per i fastidi e le irritazioni che ne ricevono. In primavera, infatti, liberano nell’aria un abbondante lanuggine bianca: il pappo. Esso porta lontano i semi ed è formato da fibre di cotone puro; più volte si è tentato di utilizzarlo industrialmente ma fino ad ora tutti i tentativi sono stati vani. La sua corteccia in decotto o infusione, è febbrifuga e sedativa dei dolori muscolari ed articolazioni per la presenza dei precursori

dell’acido salicilico. Seccata e ridotta in polvere era somministrata ai cavalli come vermifugo. Il suo legno usato per pannelli bombati e come supporto all’impiallacciatura, è tipico dei fiammiferi svedesi. In alcuni paesi del meridione d’Italia, in cui si crede tutt’ora agli stregoni, si usa portare addosso un piccolo sacchetto di stoffa con dentro foglie secche di pioppo tremolo: in tal modo nessuna fattura o malocchio può sortire il proprio effetto.

giovedì 13 ottobre 2016

Per augurare buon compleanno ad amici ed amiche nati dal 14  al 24 Ottobre (periodo di buio)
Tratto da Alberologia www.alberologia.it

L’acero è un albero con caratteristiche e proprietà che richiamano l’amore. Le persone appartenenti a questo albero sono molto socievoli, amanti delle feste e pronte a condividere le proprie gioie. Prediligono i luoghi dove poter fare nuove conoscenze e ricevere confidenze. Possono essere anche molto riservati, distanti, inafferrabili e inavvicinabili. Solo quando si fidano, si rivelano totalmente.
Possono dimostrarsi molto teneri e creare un’atmosfera deliziosa, ma la loro grande sensibilità, qualche volta eccessiva, li costringe spesso a proteggersi e a mostrarsi molto freddi diventando diffidenti, taciturni, chiudendosi in loro stessi per difendersi dalle aggressioni del mondo esterno. Sono molto onesti e retti nei confronti di loro stessi. Sempre in ordine, spesso vanitosi, le persone appartenenti a questo albero curano molto la propria persona dando però l’impressione che il loro
aspetto impeccabile sia dovuto al caso.
Non sono certo tipi comuni, poiché sono forti, instancabili, hanno una grande resistenza e sono sempre alle prese con strampalati progetti. Particolarmente intelligenti, hanno acute capacità deduttive. Autodidatti eruditi, questi intellettuali senza diplomi, nonostante la loro intelligenza riflessiva, non mancano di immaginazione e di intuizione. Sono brillanti, lucidi, dotati. La loro filosofia li porta ad attribuire maggiore importanza al futuro che al presente e il presente che interessa loro è solo quello inerente la loro persona. Per quanto riguarda le amicizie, i nativi dell’acero hanno una grande disponibilità, spirito conviviale e un talento organizzativo per le feste e i ricevimenti. A volte, spariscono lasciando perdere le tracce e senza che nessuno sappia dove si nascondano. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al Nocciolo.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, l’amore è il settore in cui si possono realizzare a pieno, poiché sono persone molto sensuali. Generalmente, sono molto complicate e poco attratte da una tranquilla vita familiare, in quanto devono soddisfare le loro esigenze di libertà. Ma se trovano il partner ideale, che condivida queste loro tendenze, allora potranno essere felici e sapranno fare felice il fortunato compagno. Buona l’intesa con le persone appartenenti al Melo e al Bagolaro.

Acero montano (Acer pseudoplatanus L.)

L’acero montano può raggiungere altezze considerevoli fino a 25-30 metri. È originario dell’Europa centro meridionale, si espande dai Pirenei fino al Caucaso,  dal sud del Belgio al Mar Caspio ed è molto diffuso anche in Italia. Appartiene alla famiglia delle Aceraceae a cui sono ascritte oltre 150 specie proprie dei paesi temperati dell’emisfero boreale.
L’acero predilige le fasce montane ad altitudini comprese tra i 500 e i 1500 metri di quota, eccezionalmente si trova in pianura o sopra i 2000 metri. È una specie mesofila1, predilige le zone in cui c’è un’elevata umidità estiva, preferendo terreni freschi e profondi. In Italia è diffuso
nei boschi misti e si consocia bene con la carpinella, il faggio, l’abete bianco e rosso.
Tra gli aceri, quello montano è quello più longevo, vive fino a 150- 200 anni, ma raramente supera i 300 anni. Il fusto di questo tipo è diritto e rivestito da una corteccia grigia con sfumature rossastre, in età adulta si stacca e risulta sfaldata in grandi placche. La chioma è ampia e regolare. Le foglie sono decidue, opposte con un picciolo lungo dai 6 ai 15 cm, ha una lamina ampia e palmata a 3-5 lobi ovati, lunga fino a 15 cm. La pagina superiore è di colore verde scuro, mentre nei siti montani hanno riflessi rossastri; la pagina inferiore è glauca2.
È una specie monoica3, i fiori di colore giallo sbocciano ad aprile in pannocchie pendule lunghe 2,5 cm. Il frutto è un achenio doppio e consta di due noci alate (disamara), lunghe fino a 5 cm, rivestite da peli argentei. Nell’antichità l’acero non era considerato di buon auspicio a causa della tonalità rossastra che assumono le foglie in autunno, per questo l’albero di acero era dedicato a Fobos, il dio della paura, e al figlio di Ares, dio della guerra.

Non a caso nell’antica Grecia venivano usati altri alberi per decorare i giardini. In altre parti d’Europa, invece, era ritenuto un albero prezioso per allontanare i pipistrelli che, in base a una credenza alsaziana, avrebbero avuto il potere di far abortire le uova delle cicogne appena le toccavano. Per difendersene le cicogne mettevano nei nidi ramoscelli di acero che respingevano gli indesiderati ospiti. Anche gli uomini posavano qualche fronda sopra gli usci e le finestre delle case per evitare che i pipistrelli vi penetrassero succhiando, secondo una convinzione infondata, il sangue dei bambini. Una fiaba ungherese narra che sul terreno dove una principessa era stata sepolta dal suo assassino nacque un acero che servì a un pastore per fabbricare un flauto magico, che a un certo momento cominciò a parlare denunciando l’autore del delitto.
Al di là dalla favola, il legno degli aceri, compreso quello campestre, spontaneo in tutta l’Italia, dalle foglie autunnali giallo ambra, è adatto alla fabbricazione degli strumenti musicali, infatti viene usato per il fondo, le fasce laterali e i manici dei violini ed altri strumenti ad arco. Fu Antonio Stradivari a utilizzare per la prima volta, nel XVII secolo, un ponte d’acero per sostenere le corde.
Grazie al suo legno chiaro, viene usato per impiallacciature di mobili.o, se omogeneo, per fabbricare violini e altri strumenti ad arco. Le frasche sono impiegate come foraggio per gli animali. Il legno, se fine, perfetto e omogeneo, è impiegato per farne casse di risonanza di molti strumenti musicali.
L’acero non ha nessuno impiego medicinale, però in compenso se ne ricava lo sciroppo. Per sei settimane, a partire da febbraio si estrae praticando un’incisione sulla corteccia, la linfa, che in questo periodo contiene una concentrazione sufficiente di zucchero, tale che, una volta bollita, si ottiene dello sciroppo. In Francia questa linfa veniva utilizzata diversamente: si metteva a fermentare in un barile insieme al pane per ottenere una bibita simile alla birra.
L’utilizzo più evidente è quello di abbellire e fare ombra lungo i viali, i parchi e giardini.
L’Acero simboleggia il Canada dal 1965, anno in cui la Regina Elisabetta dichiarò che le foglie d’acero dovevano essere il simbolo ufficiale della bandiera canadese. Tale decisione fu oggetto di lunghi dibattiti e votazioni, ma nonostante tutto, la foglia d’acero è tutt’oggi il simbolo
del Canada.
1 Specie che predilige un clima temperato.
2 Colore tra azzurro e verde
3 Specie con fiori unisessuali.



martedì 4 ottobre 2016

Per augurare buon compleanno ad amici ed amiche nati  dal 4  al 13 Ottobre (periodo di buio)
Tratto da Alberologia www.alberologia.it




Il corniolo è un albero che l’astrologia celtica considera sacro perché fornisce la chiave per aprire la porta dell’Annwn (un mondo pieno di felicità il cui ingresso è difeso da un Drago)  solo a coloro che sanno interpretare correttamente il simbolo del suo frutto, lungo e rosso. Le persone appartenenti a quest’albero spesso sono taciturne e vivono in solitudine anche all’interno della famiglia. Trascorrono la maggior parte del tempo tranquille, però se sentono la minima intrusione nella propria intimità reagiscono prontamente. Molto esigenti con le persone che stanno loro accanto, amanti di battaglie eccezionali, si annoiano molto spesso trovando priva di interesse la gente che li circonda. Sono indipendenti e svolgono le loro occupazioni quotidiane in attesa dell’arrivo nella loro vita di quella persona che li aiuterà a realizzare il loro essere più profondo (l’Eroe). Quando ciò avverrà,
tutte le loro attività si incentreranno nell’amore e nella comunione con questa persona.
Per quanto riguarda le amicizie, i nativi del corniolo intrattengono rapporti stretti con un certo numero di persone, malgrado la loro naturale tendenza alla solitudine. Non fanno mai il primo passo e,
apparentemente, possono sembrare freddi, indifferenti o timidi. Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al fico. Per quanto riguarda la vita sentimentale, le persone appartenenti al
lo sono affascinanti, aperte e disponibili ai piaceri dell’amore. Buona l’intesa con le persone appartenenti al frassino e al tiglio; queste ultime sedurranno il Corniolo con le loro continue metamorfosi e il loro umorismo. Amante mutevole e dalle infinite risorse, il Corniolo  è capace
sempre di stupire e di conquistare. Sconsigliati i rapporti con le persone appartenenti al Salice.

Corniolo (Cornus mas L.)

Questo albero raggiunge generalmente i 5-6 metri di altezza, eccezionalmente tocca i 10 metri, ma spesso assume un portamento cespuglioso. Originario dell’Europa centrale e sud orientale, il suo areale si estende dalla Spagna al Caucaso, in Italia manca solo nelle isole. Appartiene alla famiglia delle Cornaceae. Vegeta fino ai 1400 metri s.l.m., si consocia bene con roverella,  carpinella e castagno prediligendo i suoli calcarei.
È un albero con una longevità di circa 300 anni. Il fusto è corto, leggermente flessuoso e allargato alla base, rivestito da una corteccia sottile  e screpolata di colore bruno-rossastro, come anche i rami. La chioma ha un portamento regolare, globosa ed espansa orizzontalmente. Le foglie sono decidue, opposte, picciolate con apici acuminati. Sono ovate e possono essere lunghe fino a 10 cm. La fioritura è molto precoce, avviene tra febbraio e marzo prima della comparsa delle foglie. I fiori si presentano gialli. Il frutto è una drupa commestibile rosso corallo lungo circa 2 cm. È una specie con scarse proprietà nettarifere (proprietà di secernere nettare). Il legno è il più duro e resistente presente
in Europa, tanto è vero che già i romani e i greci lo utilizzavano per costruire armi come lance, frecce e giavellotti. Nell’antichità, per dichiarare guerra veniva scagliato nel territorio nemico un giavellotto in
legno di corniolo con la punta in ferro. Si narra che la lancia scagliata da Romolo sul colle per prenderne possesso fosse fatta di corniolo. Nessuno riuscì ad estrarre la lancia dal suolo e nella primavera successiva la lancia germogliò dando origine ad una nuova pianta. L’evento
lasciò tutti esterrefatti, per questo l’albero divenne sacro e fu custodito e protetto con amore.


Il legno di corniolo è stato usato anche per costruire le ruote dei carri, utensili soggetti a notevole usura quali forche, cunei, perni, ombrelli, pipe, bastoni e manici di ombrello. Grazie ai suoi frutti commestibili, è stato un albero molto apprezzato sia dagli aristocratici che dai contadini. I frutti trovano utilizzazione per preparare dolci, confetture, gelatine, salse e liquori, se ancora acerbo per preparare conserve, sotto spirito o in salamoia come le olive; è consumato fresco solo una volta maturo. Grazie alla sua bellezza estetica durante la fioritura, ma anche per merito dei suoi frutti, spesso il corniolo viene coltivato come pianta ornamentale e come siepe nei giardini.
I frutti non molto maturi hanno un’azione tonico-astringente da usare per l’enterite, per curare le malattie della pelle e per dolori articolari. La polvere derivata dall’essiccazione di foglie, radici, germogli e corteccia svolge un’azione cicatrizzante e antisettica per le ferite e antinfiammatoria
del seno delle donne gravide. Il decotto della corteccia, aiuta a curare la febbre e la diarrea. La polpa del frutto viene usata come  astringente per le pelli grasse.


venerdì 30 settembre 2016

Per augurare buon compleanno ad amici ed amiche nati dal 24 Settembre al 3 Ottobre (periodo di Buio)     Tratto da Alberologia  www.alberologia.it

Il Nocciolo è un albero collegato alla costellazione della Corona Boreale, la quale ha permesso all’Eroe Terrestre di ritornare al mondo della luce solare dopo il suo viaggio nel mondo dei morti. Il suo frutto, all’esterno apparentemente duro, è al suo interno delizioso e il suo ramo, grosso come un dito, è così flessibile da potersi curvare sino a formare un cerchio perfetto.
Chi nasce sotto questo albero presenta una personalità che è uno strano miscuglio di presenza e assenza. Non si fa particolarmente notare e quasi non ci si accorge di lui. Ma, una volta avvicinato, è difficile rimanere insensibili al fluido che sprigiona. Dotato di poteri paranormali (divinazione, premonizione, viaggi in universi al di là del mondo visibile), è spesso molto angosciato fino a quando non ha riconosciuto, accettato e sviluppato i propri poteri parapsichici o metapsichici. In lui
è molto forte il senso di giustizia e ha una natura mistica con la quale combatte quotidianamente perché non è riuscito a trascendere la propria parte umana e terrena.
Il Nocciolo ha fascino e intelligenza acutissima. Apparentemente, ha un’aria attenta e dimostra interesse verso il suo interlocutore, mentre in realtà pensa ad altro. Fine psicologo, è molto abile nell’indovinare i pensieri segreti degli altri e non si fa scrupoli nell’usare questa sua dote, nel bene e nel male. Essendo un razionale, i suoi ragionamenti sono meravigliosamente logici e mescolano scienza e magia, confondendo l’una con l’altra. La sua intelligenza è sottile e intuitiva. Impara
con una tale facilità da ritenere di conoscere già benissimo la materia trattata. Lo sostengono una memoria prodigiosa e una grande capacità di adattamento alle varie situazioni. Potrebbe diventare un geniale truffatore. Per quanto riguarda le amicizie, il Nocciolo è molto comunicativo e si trasforma in funzione delle situazioni nelle quali si trova.
Tra amici cari e positivi, irradia mille fuochi ed è brillante come una stella. Pertanto, ha un sacco di amici intimi perché solo se lo vuole, sa rendersi simpatico e farsi amare. Se è circondato da persone negative, male intenzionate, che non l’apprezzano, può essere cattivo e persino diabolico.
Per fortuna, impara abbastanza presto a fare le proprie scelte e a circondarsi delle persone giuste. Ottimi i rapporti di amicizia con le persone appartenenti all’acero che sono i suoi amici per eccellenza e con i quali si può creare un potente legame affettivo. La sua vita sentimentale
è imprevedibile, in quanto può essere il migliore o il peggiore dei partner, dolce e affascinante o indifferente e odioso, e non si sa mai quale può essere il suo atteggiamento. In realtà, egli dimostra tanto fervore sentimentale, ma le sue esigenze sono tali, soprattutto per quanto riguarda l’unione spirituale, che bisogna quasi arrivare ad un rapporto stabile affinché la relazione possa iniziare. La migliore intesa sentimentale può aversi con il Melo, il Salice e il Tiglio.
I ritmi della vita di questi nativi sono il risultato dell’alternanza dell’energia in movimento e del riposo, del giorno e della notte e la loro forza è sempre in agguato per la gioia dei loro partners amorosi.
Dotati di un’intelligenza razionale, dunque molto pratica, hanno in genere un carattere calmo e delicato, incapace di mentire e di sembrare troppo diplomatici. Molto buoni i rapporti di amicizia anche con le persone appartenenti al castagno.


Nocciolo (Corylus avellana L.)

L’albero del nocciolo (Corylus avellana) generalmente non supera i 5-6 metri di altezza e spesso assume un portamento arbustivo. È dotato di una spiccata facoltà pollonifera. In un recente passato faceva parte della famiglia delle Corylaceae, (il cui nome deriva da corylus, in greco koris, elmo, per la somiglianza con l’involucro che riveste il frutto);
ora è classificato nella famiglia delle Betulaceae, in una sottofamiglia detta Coryloideae vivente nell’emisfero nord, presente con una quindicina di specie del suo genere. Il termine avellana si riferisce alla diffusione nella zona di Avellino.
Il suo areale si estende dall’Europa fino all’Asia occidentale. È una specie idrofila1, mediamente sciafila2, predilige le stazioni fresche di montagna fino ai 1500 metri di altitudine. È una specie considerata pioniera e molto frugale, preferisce terreni calcarei, freschi e profondi.
È tipica dei sottoboschi, raramente forma popolamenti puri, in quanto nella maggior parte dei casi si consocia con la betulla e il pioppo tremolo.
È poco longeva, può vivere 60-70 anni circa. Il Nocciolo è caratterizzato da un fusto sottile e slanciato, rivestito da una corteccia grigia, liscia e lucente. La chioma è fitta, ampia e irregolare con ramificazioni un po’ ricadenti verso l’estremità.
Le foglie sono decidue, alterne, lunghe 6-10 cm, la pagina superiore è verde e poco pelosa, quella inferiore è più chiara. È una pianta monoica3 in infiorescenze, cioè con particolare disposizione dei fiori e brattee raggruppati su ramificazioni della pianta. Gli amenti4 maschili sono gialli, lunghi 6-8 cm, quelli femminili sono simili a delle gemme.
Il frutto è un diclesio5, il cui pericarpio6 legnoso contiene un seme dolce e oleoso. È una specie mellifera molto gradita dalle api. La forma sferica del frutto ricorda la luna, quindi in passato veniva associato alle divinità femminili.
Il nocciolo appartiene a quel gruppo di alberi definiti fatati, perché in grado di compiere magie. Molte sono le leggende che riguardano questa pianta, ne riporteremo solo alcune. Si narra che le streghe usassero dei ramoscelli di nocciolo per individuare i tesori nascosti.
Il rametto si piegava per indicare il luogo della sepoltura. Oltre che per la ricerca del tesoro, i rametti venivano usati per individuare le riserve d’acqua sotterranee. Tra le leggende anche quella che fa rifugiare la Madonna in un cespuglio di nocciolo, per proteggersi da un serpente.
Questo episodio si riallaccia alla tradizione romana e greca: se un serpente veniva toccato da un ramo rimaneva intontito fino alla morte.
Anche per questo i pastori abruzzesi, durante le transumanze, costruivano bastoni dal legno del nocciolo. Inoltre, si racconta che la vigilia di Natale un ramo messo sul camino potrebbe trasformarsi in oro.
È una pianta, il nocciolo, che viene coltivata essenzialmente per produrre i frutti. L’Italia è il secondo produttore mondiale dopo la Turchia. Il suo legno non è di ottima qualità, viene usato come combustibile, per paleria, bastoni, cerchi per botti. I rami flessibili venivano impiegati per costruire verghe e stuoie. Il carbone di nocciolo è ottimo per realizzare polvere da sparo e carboncini per disegnare. La nocciola è un importante fonte di alimentazione perché è un frutto calorico, ricco di vitamine e altri elementi minerali. Può essere utilizzato fresco, oppure impiegato per realizzare croccanti o torroni, cioccolatini, biscotti, confetti e le note creme di nocciola, industriali e non, dalla
radice inglese nut (da qui Nutella!)
Le foglie sono usate come foraggio, ma hanno anche proprietà medicinali. In passato gli impacchi aiutavano a far passare i dolori reumatici. L’infuso della corteccia ha proprietà astringenti, diaforetiche, antiemorragiche, febbrifughe, dimagranti. La nocciola che è un tonificante
intestinale, tostata, cura la tosse e contrasta la calvizie. Inoltre, l’olio estratto dal seme aiuta a guarire le affezioni polmonari, le varici, le dermatiti.

1 Specie che necessita di un costante apporto idrico.
2 Specie che tollera l’ombreggiamento.
3 Pianta con presenza contemporanea di fiori maschili e femminili.
4 Infiorescenze pendule formate da una spiga di fiori unisessuati con asse flessibile.
5 Frutto semplice costituito dal pericarpo carnoso o secco protetto da un involucro legnoso.
6 Parte del frutto che circonda il seme.



venerdì 23 settembre 2016

Da condividere con tutte le persone nate oggi 23 Settembre (Equinozio d’autunno)
                           Tratto da Alberologia www.alberologia.it

L’olivo è un albero nobile e silenzioso, simbolo di pace, forza, purificazione.
Colui che appartiene a quest’albero è sempre alla ricerca di tepore e di sole, se vive in un paese freddo il suo sogno sarà trasferirsi in un luogo caldo. Saggio, pacifico, non violento, detesta complicarsi
l’esistenza. Il suo motto è “vivere e lasciar vivere”, in quanto vuole vivere come gli pare ma, in cambio, lascia vivere gli altri come vogliono senza mai interferire troppo pesantemente nelle loro scelte, anche se si tratta del partner o dei figli. È la discrezione fatta persona, al punto che lo si potrebbe ritenere indifferente a tutto.
È sempre sorridente qualunque cosa accada, sia perché si sa controllare, sia perché ritiene inutile agitarsi. Egli è l’essenza stessa della serenità ed è troppo saggio per lasciarsi abbindolare. Amato, apprezzato, stimato e anche rispettato, non fa però nulla al solo scopo di piacere.
È un tipo da prendere così com’è, e vive la sua vita senza alcun complesso.
Molto tollerante, ha un innato senso della giustizia. Dato che è capace di immedesimarsi, può capire tutto; ma difficilmente si entusiasma, perché niente gli sembra abbastanza importante.
Intelligente e riflessivo, gli piace leggere, acculturarsi, istruirsi. Per lo più popolare nel suo ambiente, può anche raggiungere la gloria nelle arti o nella professione in generale. Benefico come l’albero che lo rappresenta, l’Olivo dona pace e felicità a chi gli sta intorno.
Per quanto riguarda la vita sentimentale, l’Olivo è poco geloso in amore e rispetta la libertà del partner, anche se questo può comportare sofferenza. La solitudine non lo spaventa e, soprattutto invecchiando,
la ricercherà con piacere. Buona l’intesa con le persone appartenenti all’olmo e al cipresso.

Olivo (Olea europaea L.)

L’albero è un sempreverde alto sino a 10 m, ma raggiunge e supera anche i 15-20 metri. È molto longevo e vive anche oltre 800-900 anni. È una specie lucivaga (che ama la luce) e predilige terreni calcarei.
Specie mellifera (che produce miele), pollinifera mediocre. Il frutto è una drupa1 comunemente chiamata oliva, che in natura è molto amara, così per renderla commestibile è necessario un qualche trattamento: ad esempio la fermentazione naturale, oppure metodi artificiali (lye, brine). Con le sue fronde venivano incoronati i vincitori di Olimpia. L’olivo è una pianta della famiglia delle Oleacee originaria dell’Asia Minore; attualmente è coltivata in tutti i paesi del bacino mediterraneo e anche in America (California).
Simbolo della pace sulla base del passo biblico della Genesi 8, 11 e tutt’ora presente nella liturgia
Della Domenica delle Palme, è una pianta sacra anche per altre civiltà.
In Grecia le corone dei vincitori delle gare olimpiche erano fatte con un ramo d’ulivo; nel corso delle feste Pianepsie ad Atene si portavano in processione dei rami o corone d’olivo. Alla pianta venivano attribuiti poteri fecondativi: da ciò la fabbricazione delle statue di Damia ed Auxesia (spiriti connessi alla fertilità della terra) a trezene; a Roma venivano spesso usati rami di olivo nelle cerimonie di purificazione.
Dell’olea europea occorre innanzitutto distinguere due sottospecie: l’olea europaea oleaster conosciuta con il nome volgare di oleastro che rappresenta la pianta selvatica, e l’olea europaea sativa conosciuta con il nome volgare di olivo che rappresenta la pianta coltivata.
Un mito narra che era sorto fra Poseidone (Nettuno) ed Athena (Minerva) un grave dissidio per il predominio sulla terra dell’Attica e per il diritto di precedenza nella costruzione di un tempio a loro dedicato sull’Acropoli di Atene. Ricorsero al giudizio di Giove il quale rispose che il diritto
di precedenza sarebbe stato accordato a chi dei due avesse saputo creare qualcosa di utile all’uomo: Nettuno creò il cavallo, Minerva l’ulivo.
Giove si pronunciò a favore di quest’ultimo e così il tempio fu dedicato a Minerva e l’olivo divenne la pianta sacra a Minerva. Anche nella letteratura greca si fa riferimento a questa pianta. Secondo Omero il letto di Ulisse era fatto da un tronco di olivo e questa rivelazione fu la prova per il riconoscimento definitivo da parte di Penelope del marito di ritorno dalla guerra di Troia. Sempre secondo Omero, la clava brandita dal Ciclope era di legno di olivo. Secondo Teocrito di legno di olivo era anche la clava di Ercole.
In tempi più recenti, nel luglio del 1969, quando gli Americani approdarono sulla luna, oltre alla bandiera a stelle e strisce, posarono sul suolo lunare, a compimento di quella missione, una targa d’acciaio ‘a memoria’ con impresso un ramo di olivo in oro a suggello di una conquista avvenuta in pace “a nome dell’intera umanità”; portava la firma dell’allora Presidente statunitense Richard Nixon.
Dunque, per noi, come per gli antichi, l’olivo è simbolo di pace. C’è da chiedersi se nel passato l’olio fosse più usato come alimento che come unguento. L’unzione del corpo non aveva solo uno scopo
cosmetico o curativo, ma era anche un vero e proprio rito; serviva per ammorbidire e nutrire la pelle, ma soprattutto per distendere i muscoli.
Si ungevano il corpo gli atleti prima delle gare, i guerrieri prima delle battaglie, i gladiatori, i nuotatori, i lottatori, i ricchi alle terme.
Il migliore, quello di purissima spremitura, cioè quello della varietà Majatica (da Majo perché fiorisce a maggio), era riservato ai profumi, ottenuti immergendovi piccoli sacchetti di lino contenenti le essenze
aromatiche.
Come medicinale l’olio è soprattutto lassativo ed emolliente; nella stitichezza è indicato anche per clisteri unito al decotto di malva. È un buon tonico gastro-intestinale se assunto con moderazione, soprattutto da crudo quando conserva la sua digeribilità ha effetto come antinfiammatorio e calmante delle mucose, ma forse si esagerava un po’ quando si assicurava l’effetto contro febbri da pleurite, polmonite e peritonite semplicemente somministrando un cucchiaio di olio seguito, ogni mezzora, da un cucchiaio di buona acqua fresca. Frizioni e massaggi con olio di oliva calmano le dermatosi e le bruciature: nella medicina popolare in molte famiglia si è usato l’olio sbattuto nel vino o
unito al bianco dell’uovo montato per le ustioni. Questo rimedio non era altro che il “Balsamo del samaritano”. Anche il cuoio capelluto trae giovamento dalle applicazioni di questo olio, ma difficilmente qualcuno, al giorno d’oggi, si sognerebbe di usarlo come lozione. Qualcuno,
saggiamente, lo usa al mare, per proteggere la pelle dal sole. Basta creare una semplice soluzione con olio d’oliva 100-150 gr, diluito con acqua di mare 20-30 gr e il succo di un limone. Agitare forte per 3-4 minuti ed applicare. La schermatura è eccezionale; i vantaggi e la differenza qualitativa sono notevoli; se poi si considera il confronto economico con le altre creme protettive qualsiasi il confronto non regge. Ai teenagers si può consigliare di tenere un’oliva schiacciata sui foruncoli per eliminarli,
e a chi sia entrato un insetto in un orecchio, poche gocce d’olio come rimedio efficace e non traumatico.
L’olivo è una pianta tanto emolliente nei frutti quanto astringente nelle foglie. I loro decotti curavano e curano ancor oggi emorragie, infiammazioni di bocca ed occhi, ascessi e piaghe. L’infusione oltre a
essere antipiretica ha azione ipotensiva (favorisce l’abbassamento della pressione arteriosa) perché fa dilatare i vasi sanguigni ed aumenta la diuresi: è indicata nei cuori vecchi e affaticati. Nelle oftalmie (infiammazione degli occhi) si usava la “resina” dell’olivo che, bruciata, emana vapori che hanno il potere di calmare le donne isteriche. Non va dimenticato che le olive sono anche ricche di proteine, sali, carotene e vitamina C, quindi possono essere un alimento veramente completo e dietetico.

1 Frutto con la parte esterna membranosa, la parte media carnosa, e la parte interna che contiene il seme, dura e legnosa, come olive, pesche e sim.


venerdì 2 settembre 2016

Per augurare buon compleanno ad amici ed amiche nati dal 3 al 12 Settembre (Periodo di Luce).
Oroscopo degli alberi
Il salice è l’albero associato ad Avanc (l’Idra), un mostro acquatico che viveva in un lago vicino alla Collina del Lutto e che è stato ucciso da Peredur, figlio di Eurawc, come promessa d’amore ad una
bella fanciulla, l’imperatrice di Cristinobyl. L’astrologia celtica associa ad Avanc il salice, in quanto questa pianta possiede enormi radici, somiglianti a teste di serpente, che affondano sempre più in profondità nell’acqua.
Le persone nate sotto questo albero presentano una personalità molto individualista e, per certi aspetti, avara. Il loro pensiero occupa tutto lo spazio disponibile e si concedono tutto ciò che desiderano quando lo vogliono perché convinte che tutto può essere comprato. Riescono ad approfittare sempre del momento presente e non si lasciano sfuggire la più piccola gioia, in quanto sanno quel che vogliono.
Il Salice è capace di analizzare la personalità di coloro che lo circondano.
Se qualcuno gli resiste o non si piega alle sue idee entra con lui in conflitto. Il salice non sa adattarsi alle situazioni, ha bisogno di un ambiente favorevole per aprirsi e detesta i compromessi. Molto ingegnoso e calcolatore, riesce spesso a dissimulare le proprie reali intenzioni recitando alternativamente la parte del poveretto da compatire oppure quella del mostro terrificante, ottenendo ciò che desidera con la pietà oppure con le minacce. Quindi, la sua fragilità è tutta una montatura.
È un commediante, e sa utilizzare la sua apparente debolezza per raggiungere i suoi scopi. Il suo punto di forza è la seduzione.
Molto sensuale, gli piacciono il caldo, i profumi e il contatto con l’acqua. È intelligente, con uno sviluppato senso artistico. ha molta immaginazione e molta intuizione. Psicologo e anche un po’ indovino, è spesso un soggetto telepatico, per cui riesce a scoprire i pensieri degli altri, cosa con la quale gli piace stupire i suoi interlocutori.
Per quanto riguarda le amicizie, le persone che appartengono al salice, anche se suscitano diffidenza nel proprio interlocutore, sanno essere apparentemente molto simpatiche. In questo modo, riescono a
entrare facilmente in relazione con gli altri. hanno numerosi contatti perché amano essere conosciute e ammirate. La loro predisposizione all’amicizia è però interessata, in quanto finalizzata a trarne vantaggio.
Molto buoni i rapporti di amicizia con le persone appartenenti al faggio e all’ulivo. Anche con il frassino può instaurare ottimi rapporti di amicizia, in quanto questo può essere davvero un amico sul quale poter contare e fare affidamento.
Per quanto riguarda la vita affettiva, il Salice è un romantico. La sua vita sentimentale è piuttosto burrascosa e sarebbe tranquilla, se non avesse un gusto perverso per gli amori complicati e i tradimenti.
Adora tradire ed essere tradito. Le separazioni però sono dolorose, le sofferenze fanno parte della sua personaggio ma non riesce ad accettare che un rapporto sia finito. Ottima l’intesa con le persone appartenenti al pioppo e al corniolo.


Salice Piangente (Salix babylonica L.)

Questo albero può raggiungere i 10-15 metri di altezza, eccezionalmente tocca i 20 metri. È originario della Cina, ma viene piantato anche in Europa e America settentrionale.
È una pianta eliofila1, termofila2 e frugale3, tipica degli ambienti umidi e lacustri, predilige terreni inondati e leggermente acidi. Vegeta bene anche su terreni ghiaiosi e sabbiosi.



È una pianta che può vivere in purezza o in consociazione lungo i corsi d’acqua con il pioppo
bianco e nero, l’olmo campestre, il sambuco dal livello del mare fino ai 1000-1100 metri di quota. Appartiene alla famiglia delle Salicacee e al genere Salix sono ascritte circa 200 specie tutte nelle regioni temperate dell’emisfero nord. Vive in quasi tutta l’Europa, nell’Asia centrale spingendosi nell’estremo est del Giappone.
Gli alberi di questa famiglia generalmente vivono molto poco, infatti il Salice piangente può vivere tra i 40 e 60 anni, però ha un rapido accrescimento. Possiede un tronco diritto rivestito da una corteccia di
colore grigio chiaro negli individui giovani, con l’età diventa grigio scura e molto fessurata. Il suo nome comune deriva dal fatto che ha una chioma tipicamente ricadente con rami bruni, penduli e sottili.
Le foglie sono glabre4 e strette, lunghe 7-15 cm, di colore verde scuro sulla pagina superiore, più chiaro in quella inferiore. Gli amenti5 fioriscono in maggio: quelli maschili sono gialli, quelli femminili sono
verdi. Il frutto è una capsula che contiene piccoli semi provvisti di peli.
Il salice piangente è considerato simbolo della nostalgia e della malinconia.
Prima di essere introdotto in Europa, il salice aveva altri significati soprattutto per i greci. Dato che perde i frutti prima che maturino, i greci associavano l’albero al culto della Madre terra; perché
come l’albero genera e uccide il frutto, così la Madre terra dà vita alle creature e poi le accoglie nel proprio grembo dopo la morte.
Sulla base di quanto detto nacquero intorno al salice dei riti divergenti tra loro, perché la Madre terra rappresenta sia la fecondità che la morte. tra i due significati ebbe la meglio quello della morte del seme, per questo il salice divenne simbolo anche di castità. Uno di questi rituali, prevedeva che la donna per conservare la castità, si doveva riposare su un letto fatto di fronde di salice, in quanto considerato inibitore del sesso. Forse per questo i medici consideravano le foglie di salice
pestate in acqua bollita come anafrodisiaco.
Oggi l’aspirina si prepara industrialmente, mentre in passato si otteneva dal salice, il quale contiene una concentrazione elevata di acido salicico, quindi, le stesse proprietà analgesiche e antinfiammatorie
dell’aspirina. Inoltre, calma i dolori e abbassa la febbre, ma a differenza dell’aspirina non aumenta la fluidità del sangue e non provoca disturbi gastrici a chi soffre di ulcere. I decotti di foglie, per uso interno, hanno buone qualità come tonico, emostatico, vermifugo, antisettico e sedativo in caso di insonnia, per vincere la quale veniva consigliato di lavarsi le gambe con il decotto. L’aggiunta dell’infuso nell’acqua del bagno è utile per calmare i dolori artritici, reumatici o di articolazioni.
Per uso esterno, invece la polvere di corteccia è buona per cicatrizzare e disinfettare ferite e anche per calmare dolori dovuti ad infiammazioni dei nervi. In passato si utilizzava questo albero per il “vimineo”, cioè l’intrecciare i rami per creare ceste, panieri e cappelli. Inoltre, i rami sono adatti per fabbricare gli acchiappasogni. La presenza del legno di salice
nelle case aiuta a proteggere la salute di tutta la famiglia. Si pensa che anche le streghe costruivano con il vimine le loro scope e cesti.


Il Flos Medicinae Salerni comunemente tradotto “Regola sanitaria salernitana” (Ed. TEN, 1994) è un poemetto in versi leonini, datato intorno al XI-XII secolo e contenente una sintesi di precetti della famosa
scuola medica. A proposito del salice recita:
Auribus infumus succus vermes necat ejus.
Cortex verrucas in aceto cocta resolvit.
Pomosus succus, flos, partus destruit ejus (LXXIV De Salice)6.



6 L’umore del salice posto nelle orecchie uccide i vermi, mentre la corteccia cotta
nell’aceto scioglie le verruche. Il succo dei fiori compromette il parto.



1 Specie che può vegetare solo in condizioni di piena illuminazione.
2 Specie tipica dei climi caldi.
3 Specie che si adatta a condizioni difficili.
4 Prive di peli.
5 Infiorescenza simile a una spiga, ma provvista di un asse molle e pendulo.